Eventi

« Settembre 2019 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30
"Chi beve solo acqua, ha qualcosa da nascondere." - Baudelaire

Ne Berrete delle belle" Duccio Armenio

Torna alla lista delle news

E’ difficile trovare un rito senza una bevanda.
Dal rito del thè, caro al mondo anglosassone ed orientale, ai riti religiosi.
Il rito discende dal mito; è il “racconto” e la “narrazione” di qualcosa di straordinario.
Un insieme di atti che vengono svolti secondo una precisa procedura.
Se e’ difficile trovare un rito senza una bevanda, non esiste una grande bevanda senza un rito.
Bere un bicchiere di vino magari da soli ed in modo veloce, per molti potrebbe essere un “rito” irrinunciabile, decisamente semplice.
Atra cosa sarebbe sedersi a bere un buon vino in compagnia di amici con cui condividere “l’emozione” che ci trasmette il calice che stiamo degustando o insieme al nostro Maestro Enogastronomo Sommelier Edoardo Duccio Armenio, che del vino conosce ogni “narrazione”, dalla tecnica, alla tradizione, passando dalla cultura. Rendendo ogni sua degustazione un vero rito, ovvero un mito.

Ciao Duccio, come sei venuto a conoscenza di AIES? Da quanto ne fai parte?

A metà degli anni 2000 AIES era partner di Slow Food in una manifestazione molto importante dedicata ai vitigni autoctoni italiani che si teneva a Bagnacavallo: si chiamava “Figli di un Bacco Minore?”. Io ero membro del comitato direttivo della manifestazione e in quella circostanza ci siamo “incontrati”. Avevo il piacere di gestire il banco di assaggio Puglia-Calabria, uno dei più grandi della manifestazione, e mi venne assegnato, in supporto, il MES Nicola Vaccari; un grande partner con cui lavorai tanto e bene. Ci divertimmo molto, nonostante la folla del pubblico e i ritmi serratissimi.

Cos’e’ per te il vino e parlami del tuo primo tuo ricordo legato al vino.
Per me il vino è un mix di gusto, cultura, viaggi, conoscenze e molto altro. Sicuramente, il fatto di essere cresciuto a Brindisi, in una zona fortemente vocata alla vitivinicultura, ha avuto un peso determinante; i primi ricordi sono connessi al consumo familiare, devo dire assai moderato, e agli acquisti fatti direttamente in cantina presso i produttori locali. Il fatto che poi sia finito in Romagna, altra Terra del Vino, significa che sono nato sotto il segno di Bacco…

Cosa ti ha spinto a diventare sommelier?
La voglia di approfondire e conoscere meglio: se qualcosa mi interessa veramente, non riesco a conservare un approccio superficiale. Devo molto ad alcuni incontri con produttori ed enologi che mi hanno spronato a crescere: per tutti – e mi scuso con coloro che non nomino - rivolgo un affettuoso e riconoscente omaggio a Severino Garofano, principe dell’enologia nazionale e personaggio di straordinario spessore umano e culturale.

Di cosa ti occupi in AIES,?
Sono entrato in AIES quando ero già sommelier (avevo conseguito il titolo presso un’altra associazione) e collaboravo in Slow Food, come ho ricordato prima. Inizialmente sono stato ingaggiato dall’Accademia per tenere alcune lezioni di enografia nazionale; il successo è stato tale che mi sono state affidate via via altre lezioni, fino al riconoscimento, nel 2010, del titolo di MES onorario. Dal 2013 sono responsabile della didattica dell’Accademia, ma offro – nell’ambito delle mie possibilità – una collaborazione più ampia, estesa anche ad altri ambiti. Nel frattempo il Consiglio Direttivo di AIES mi ha riconosciuto la qualifica di Socio Effettivo.

Come riesci a conciliare la tua passione per il vino, con i tuoi impegni, lavoro, famiglia, ecc..C
Come tutti: con molto impegno, fatica, qualche corsa – abito a Ravenna e non sono oggettivamente aiutato dalle distanze chilometriche – e, naturalmente, la comprensione di chi mi vuol bene.

Cosa hai trovato in AIES?
Un ambiente aperto, pluralista: in fatto di vino ce ne diciamo quattro anche in modo acceso, ma senza farne una questione personale. Finita la discussione, tutti amici come prima e magari ci scappa una battuta ironica. Qualche anno fa in AIES ho anche trovato la mia Dolce Metà: Giusy, tra i primi Maestri Sommelier sfornati dalla vivace delegazione di Imola. Credo che difficilmente mi sarei accompagnato ad una donna astemia!

Un consiglio, per chi volesse avvinarsi ai ns corsi per diventare sommelier Aies?
Sono il direttore didattico e sono di parte….però posso dire che i corsi AIES sono costruiti in modo da conferire una solida preparazione senza essere pesanti; l’approccio è senz’altro tecnico, ma colloquiale e senza creare inutili piedistalli. Un ulteriore punto di forza è che, assieme alle nozioni, si insiste molto sul metodo, sul ragionamento e sulla qualità degli approfondimenti, senza limitarsi al solo approccio degustativo che è fondamentale, ma non esaustivo. Un bravo sommelier usa la testa, non solo i sensi: in AIES è possibile iniziare questo percorso in modo efficace, senza dimenticare che anche i diplomi conseguiti diventano rapidamente inutili se non si continua a studiare ed assaggiare con dedizione e consapevolezza. Anche per questo cerchiamo di trovare sempre nuovi spazi ed iniziative per i nostri allievi diplomatisi Maestri Enogastronomi Sommeliers.

A cosa paragoneresti la passione per il vino? A quale situazione od emozione?
Mi piacciono le “passioni fredde” e i “ragionamenti caldi”; non riesco a disgiungere il piacere sensoriale e quello dato dalla conoscenza intellettuale e il mio approccio con il vino non è diverso. Rispetto a campi più strettamente teorici, la degustazione del vino o di un cibo coinvolge anche la percezione corporea, come succede – ma con modalità diverse, secondo me non accostabili – con la musica o l’arte. Per questo, mi sento di dire che è l’attrazione verso il vino è simile ad altre fascinazioni che mi coinvolgono, ma uguale a nessun’altra.

In quale occasione non riusciresti a fare a meno di un buon bicchiere di vino?
Tutte e nessuna. Per la verità, sono abbastanza laico nelle occasioni di consumo: ci sono momenti in cui sento il bisogno di astenermi anche se un assaggio è di rito, altre volte ricerco volentieri un buon calice anche se non è l’occasione giusta secondo il comune sentire. In ogni caso, di solito non manco di stappare una bella bottiglia quando sono a tavola in buona compagnia, anche se è un giorno qualunque; la convivialità del vino è sempre vincente.

Raccontami brevemente, un ricordo, (anche divertente) o un emozione, un evento, legata alla degustazione che ti ha maggiormente colpito.
Alcuni anni fa, al Vinitaly, mi trovai in una discussione con l’amico Giovanni Calò, valente produttore salentino di Tuglie, vicino Gallipoli, e il grande Giorgio Grai, maestro della grande enologia italiana. Il prof. Grai – noto per il suo carattere vulcanico – nel bel mezzo di un raffinato e pacato ragionamento, si rivolse d’un tratto a me e Giovanni con un perentorio “Voi giovani imbecilli…” che, posso assicurarlo, risultò essere un gran complimento in quel contesto, ma ci lasciò di stucco! Poi il Maestro continuò e, alla fine, ci congedò con un saluto caloroso e cordiale, invitandoci ad un nuovo incontro. I grandi personaggi, si sa, hanno talvolta un carattere un po’ ruvido e possono espressioni piuttosto colorite, anche quando vogliono fare un complimento.

Ora giochiamo a fare un abbinamento “diverso”… qual’e’ la tua passione piu grande, dopo il vino? (un libro, un film, una poesia, un viaggio, una canzone, o quello che preferisci raccontare)

Non posso che ripetermi: il vino non è la passione più grande, ma una modalità speciale in cui esprimo il mio modo di sentire. Diciamo che – seppur non sovrapponibili, l’intensità di un ottimo assaggio di vino è paragonabile all’ascolto di un pregevole brano musicale o alla visione di un grande dramma teatrale. L’intensità è analoga, ma la qualità è diversa, non paragonabile.

Come ultima domanda vorrei chiederti quale degustazione, o quale bottiglia ti ha entusiasmato ?
Il primo grande assaggio non si dimentica mai, in assoluto, vuoi perché è il sorso che ti apre le porte di un mondo nuovo, la cui esistenza prima non avresti mai supposto, vuoi perché ne intuisci il profondo legame che crea tra il tuo sentire e la storia, il territorio, gli uomini che quel sorso stesso sa raccontare. Per me quel vino è stato il Patriglione 1989 di Cosimo Taurino, all’epoca imbottigliato come Brindisi DOC (negroamaro, con un piccolo saldo di malvasia nera); un vino di straordinaria complessità ed eleganza, potente ma privo di pesantezza, leggiadro e insieme di un’attrattività magnetica. Mi sentii a profondamente a casa e, nello stesso momento, mi fece intravedere ciò che non avrei mai pensato potesse nascere dalle mie parti. Nonostante i lustri, è come se lo avessi ancora nelle mie narici e sulle papille. Sono seguiti tanti altri magnifici assaggi, ma questo è stato l’inizio di tutto: probabilmente avrò assaggiato grandi vini anche in precedenza, ma Patriglione mi stava suggerendo (se è possibile usare questa metafora) che ero pronto al grande salto nel mondo della degustazione.

Grazie Duccio per averci raccontato la sua esperienza in AIES!

Maestro enogastronomo Sommelier Maria Luisa Matranga