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Non conosco nulla che vellichi così voluttuosamente lo stomaco e la testa quanto i vapori di quei piatti saporiti che vanno ad accarezzare la mente preparandola alla lussuria. (De Sade)

Il Terroir di Montalcino secondo Francesco Falcone

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Interessante degustazione quella organizzata da AIES il 22 gennaio u.s., l’obiettivo era approfondire la nostra conoscenza sul terroir di Montalcino e come novello Virgilio a guidarci nei meandri dei vigneti, ma soprattutto dei vini , è stato Francesco Falcone, abile oratore, fine degustatore, conosciuto per le sue collaborazioni con la rivista Enogea e con l’Espresso per la Guida dei Vini d’Italia.

Nella parte introduttiva iniziale ci ha presentato innanzitutto il vitigno: il sangiovese in Toscana storicamente non nasce per esser vinificato in purezza, molto spesso necessita dell’aiuto di altri vitigni. In altri casi l’aiuto arriva direttamente da madre natura, ovvero dal terroir, leggi Montalcino. Il sangiovese riesce a compensare le sue parti dure attraverso il suo corredo aromatico e Montalcino si trova proprio in una “terra di mezzo” tra le durezze del Chianti e le morbidezze tipiche del territorio maremmano, sulla famosa Via Francigena, la strada principale che collegava Roma con Canterbury e che permise a questo borgo medievale di godere di una certa prosperità per tantissimo tempo.

Falcone ci ha poi introdotto nel dettaglio il protocollo di vinificazione pressoché standard utilizzato per ottenere il famoso Brunello, che sta vivendo proprio ora uno dei suoi periodi migliori, con i vignaioli sempre più abili a lavorare il sangiovese, soprattutto in campagna, al fine di meglio valorizzarlo.

A differenza di altri territori vitivinicoli a Montalcino una vera e propria zonazione risulta difficoltosa, il concetto di cru è difficilmente applicabile perché la tradizione qui prevede un assemblaggio territoriale, cioè per produrre un vino si utilizzano di prassi uve dislocate in diversi vigneti anche lontani tra loro. In questo modo le asperità e le problematiche del sangiovese grosso sono più facilmente gestibili ed addomesticabili quando si utilizzano uve provenienti da colline con caratteristiche diverse.

Il carattere del vino è quindi originato da un mix di fattori come altitudine ed esposizione dei vigneti, suolo, epoca di raccolta delle uve ed ovviamente mano del vignaiolo. Anche i terreni hanno caratteristiche molto differenti tra loro, di origine alluvionale, ricchi di scheletro, ciottolosi, ma anche ricchi di limo ed in alcune zone sono presenti quote di galestro (v. Chianti).

Dopo la parte introduttiva iniziale arriviamo finalmente agli assaggi, che rappresentano sempre la parte più ludica per questo genere di appuntamenti.

Primo vino in assaggio è l’unico Rosso di Montalcino, annata 2012, dell’azienda Le Potazzine, da Falcone definito “vin de bouche”, non poteva essere altrimenti, naso che si apre su fiori blu e frutti rossi, ma è in bocca che esprime il meglio di sé, succoso, fresco, alcolicità ben bilanciata e sul finale appaiono note mentolate e di liquirizia.

Poi passiamo all’unico Brunello Riserva della serata, annata 2008, la stessa anche per i vini successivi, dell’azienda Piancornello, si tratta di una riserva prodotta in pochi esemplari, solo 2000 bottiglie, con la particolarità (non sono molti i produttori che applicano questo tipo di maturazione) di sostare per i primi 7 mesi in tonneau e passare poi i successivi 2 anni in legno grande. Falcone riconosce subito un accenno di tartufo bianco al naso insieme a prugna matura e liquirizia, personalmente ho riscontrato una nota evidente di arancia sanguinella. Al palato risulta un vino carnoso con un tannino già ben levigato, Francesco lo definisce come vino goloso e archetipo del brunello mediterraneo.

È quindi la volta del Brunello di Montalcino di Fattoi, con uno spettro olfattivo sicuramente più nordico. Al primo impatto si percepiscono cenere, menta, tabacco, il frutto si trova quindi in secondo piano rispetto alle note terziarie. In bocca risulta molto persistente, carnoso, con caratteristiche note terrose. Ritornando sul bicchiere al termine della degustazione si percepisce una leggera nota di tartufo.

Passiamo quindi al Brunello dell’azienda Le Ragnaie, quest’ultimo oltre all’affinamento subisce anche la fermentazione in contenitori di legno. Una volta versato nel bicchiere ha bisogno di qualche minuto per aprirsi, leggere note vegetali iniziali lasciano spazio in prevalenza agli agrumi, acidità agrumata ben presente anche sotto l’aspetto gustativo. Ma è dopo diversi minuti nel calice che il vino esprime il meglio di sé, aprendosi a splendide note mentolate.

Cambiamo leggermente i suoli, ora galestro in prevalenza, dai quali si ottiene il successivo Brunello, quello di Ventolaio, come si può facilmente evincere dal nome l’azienda sorge in un microclima abbastanza ventilato. Il vino al naso si esprime su evidenti note terziarie, come caffè, torrefazione e tabacco, al palato gioca più sulla potenza, con un’interessante acidità, caratteristiche che rendono il vino perfetto per l’abbinamento gastronomico.

Passiamo poi al Brunello de Le Chiuse, aziende di origini antiche, anche questo vino necessita di diversi minuti per esprimere appieno le sue potenzialità, naso caratterizzato da piccoli frutti rossi e sottobosco, in bocca prevalgono evidentemente le parti dure, acidità e tannino perfettamente bilanciati tra loro, che prospettano quindi un ottimo potenziale di invecchiamento del vino.

La penultima azienda in degustazione è Pian dell’Orino, azienda a conduzione naturale , situata vicino alla tenuta del Greppo di proprietà di Biondi Santi. I terreni sono caratterizzati da marna calcarea ricca di scheletro ed il vino è ottenuto utilizzando solo lieviti indigeni e fermentazioni spontanee. Il risultato è un Brunello con leggere note di pietra focaia, poi piccoli frutti rossi e note terziarie, al palato ciò che colpisce è la struttura, l’alcolicità e l’importante trama tannica, il tutto perfettamente bilanciato.

Ultimo Brunello in degustazione è quello di Pietroso, anche questo come Piancornello sosta per i primi sei mesi in tonneau, svolgendovi sia fermentazione che malolattica. Per quanto riguarda l’analisi olfattiva si trovano evidenti note agrumate, polpa del pompelmo in primis, in bocca risulta bello succoso e con un’evidente acidità, tannini già ben amalgamati ed una bellissima persistenza.

La carrellata degli 8 vini in assaggio ha fornito ai partecipanti una splendida panoramica completa sui vini di Montalcino e certamente grazie alle capacità oratorie e degustative di Francesco Falcone abbiamo colmato molte nostre lacune su uno dei principali territori vitivinicoli italiani.

 

Gran Maestro Sommelier Patrizia Poli