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Lascia all’erede ogni riposto avere, ma il vin della cantina, tu te lo devi bere. (Marco Valerio Marziale)

Aglianica...mente

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Si è svolto in una bella e numerosa presenza la serata alla scoperta dell’Aglianico AGLIANICA...MENTE, attraente ed aristocratico vitigno che nel sud dell’Italia ha trovato il suo habitat ideale.
La serata magnificamente condotta dalla Maestro Duccio Armenio il quale con la sua sapienza ci ha condotto nei meandri delle varie sfumature che i vari terroir sanno donare a questo vitigno da sempre portatore della nomea del Barolo del sud.
La presenza di due Aziende ha impreziosito la serata, prima Sara Carbone titolare dell’omonima Azienda, che col suo Stupor Mundi Aglianico del Vulture con amore e passione ci ha spiegato la sua interpretazione, poi è stata la volta della sapienza e meticolosità dell’Enologo di Tormaresca Davide Sarcinella che ci ha fatto soffermare come la maggior vicinanza al Mediterraneo si percepisce nel calice a ulteriore conferma della valorizzazione del terroir.
La serata prevedeva la scoperta di tre zone cru dell’Aglianico attraverso l’assaggio di cinque interpretazioni di cinque aziende diverse, e di ogni azienda oltre all’annata attualmente in commercio anche un’annata storica. A completare il quadro dei vini di ogni zona abbiamo scelto due interpretazioni molto diverse ma complementari tra loro. Il Vulture era rappresentato dalla storicità e carattere della Carbone, all’eleganza e modernità di Basilisco, l’Irpinia dalla rigorosità e maestria di Molettieri e dalla personale e contemporanea di Sarrapochiello quadro poi chiuso dalla potente ma vellutata Murgia Pugliese di Tormaresca. Segno che la scelta dei vini che Aies ha fatto per voi era frutto di un pensiero ben preciso e mirato.
Ma andiamo con ordine, la prima batteria servita era quella del Vulture, nel cuore della Basilicata sulle pendici dell’omonimo vulcano non più attivo. I due primi vini assaggiati erano quelli di Basilisco (2009 e 2008), gusto moderno ed elegante, ma terrosi minerali e iodati come solo un vulcano può dare. I successivi vini vulcanici sono stati quelli di Carbone nell’ottima interpretazione del Stupor Mundi (2008 e 2005), sicuramente più tradizionali e storici, corposi strutturati con un tannino composto persistente che ben rispecchiava la vera Basilicata.
Siamo poi passati per l’Irpinia campana con il Taburno del D’Erasmo di Sarrapochiello (2008 e 2007) dove nelle due annate differenti per andamento abbiamo apprezzato la morbidezza e sapidità, un vino di carattere e succosità. Per la Taurasi il Molettieri ha colpito per corpo e struttura, più immediato il Renonno 2008 più potente e glicerico il Vigna Cinque Querce 2005, ma sicuramente due vini di storia e tradizione irpina. Abbiamo chiuso con l’eleganza ed equilibrio del Bocca di Lupo di Tormaresca (2007 e 2004), anch’esso apprezzato in due annate diverse, ma sicuramente ottimi per morbidezza e persistenza, sicuramente diverso dagli altri per via della diversità di territorio, difatti qua ci affacciamo al Mediterraneo e al calore della Puglia. Concludendo posso affermare che abbiamo effettuato un bellissimo ed appagante viaggio attraverso le varie sfumature dell’Aglianico consci di aver conosciuto meglio quello che a ragione viene definito il Barolo del Sud.