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Ma per le vie del borgo fra il ribollir dei tini va l’aspro odor dei vini l’animo a rallegrar. (“San Martino”, Giosuè Carducci)

Verticale di KURNI

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“A loro non interessano i vini tecnicamente perfetti ma orfani della personalità del produttore, il vero valore aggiunto rimane per loro il fattore umano, con tutto il suo carico di ragionata passione, ricerca e dedizione”

 

Questa frase presente sul sito internet dell’azienda agricola Oasi degli Angeli e sulla splendida brochure aziendale riassume in poche righe la filosofia di vita di Eleonora Rossi e Marco Casolanetti, viticoltori marchigiani creatori del vino che in questi ultimi anni ha acquisito sempre maggior importanza e prestigio nel panorama enoico nazionale: il KURNI.

Vino che nell’annata 2007 incrociando i risultati delle 5 principali guide enologiche italiane è risultato il miglior vino d’Italia 2010.

Aver avuto quindi la possibilità di degustare durante una serata 4 annate di Kurni non è cosa da tutti i giorni.

Il 7 febbraio u.s. AIES ha organizzato questo imperdibile appuntamento invitando a Bologna Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi, che tornano sempre volentieri nel capoluogo emiliano, di cui conservano dei bei ricordi di gioventù.

Durante la serata veniamo a conoscenza degli studi di ingegneria di Marco all’Università di Bologna, della loro amicizia con diversi produttori della zona e di un particolare evento organizzato proprio quando stava per “nascere” la prima annata di Kurni (1997): una degustazione di vini di una nota azienda dei colli bolognesi organizzata proprio nell’agriturismo dell’azienda Oasi degli Angeli.

Ma veniamo al Kurni, il vero protagonista della serata.

Esce con la denominazione Marche Rosso IGT, ottenuto da uve montepulciano provenienti da 10 ettari circa di vigneti situati sulle colline di Cupra Marittima (AP). Sui terreni ciottolosi, sabbiosi e ricchi di gesso giacciono vigne (allevate prevalentemente ad alberello piceno) da 7.000 (vecchi impianti) a 22.000 (nuovi impianti) piante per ettaro; viti che hanno un’età media di 65 anni, ma alcune arrivano addirittura a 110! Con 2 grappoli di uva a pianta si ottiene una resa di 15 quintali per ettaro, per arrivare ad una produzione annua che ultimamente si assesta attorno alle 6000 unità. Dopo una vinificazione pressoché naturale (utilizzo di lieviti indigeni, nessun controllo della temperatura durante la fermentazione, livello di solforosa al minimo) la prerogativa principale del Kurni è il suo doppio passaggio di 11 mesi circa in barrique sempre nuove, ma al di là di ogni sospetto il legno è perfettamente amalgamato con le altre componenti, probabilmente con la sola funzione di aumentare complessità e concentrazione, ma di non risultare invadente né al naso né in bocca.

Le annate in degustazione erano la 2010 (l’ultima entrata in commercio), la 2009, poi c’è stato un salto fino alla 2004 ed infine la 2001.

Per quanto riguarda il colore nel bicchiere le prime due annate risultano color rubino impenetrabile con marcati riflessi violacei (soprattutto la 2010), la 2004 è color rubino con alcuni riflessi granati sull’unghia, mentre la 2001 vira molto di più su toni granati.

Considerando le annate più giovani ciò che viene esaltato è il frutto (soprattutto al naso), la succosità, la polpa consistente. La sensazione generata nel cavo orale è di una dolcezza diffusa, non certo dovuta alla presenza di residuo zuccherino (Casolanetti accennava a 4 g/l per le ultime annate), bensì alla presenza di alcool e polialcoli.

Nelle due annate più vecchie invece sono predominanti i profumi terziari, la 2004 in particolare è stata l’apoteosi dei profumi: nota eterea appena versato che poi virava su note balsamiche che facevano da sfondo a sensazioni percettibili di amarene sotto spirito, caffè per poi chiudere con un’intensa nota di liquirizia.

All’assaggio si è subito riscontrata la caratteristica del montepulciano e cioè quella di comportarsi inversamente rispetto alle altre uve a bacca nera: tannicità e acidità poco riscontrabili nelle annate giovani per poi ritrovarle ben presenti nelle annate più vecchie.

In bocca è un vino che esprime il meglio di sé: corpo sostenuto e potente, morbidezza e persistenza infinita. La trama tannica è fittissima, ma allo stesso tempo conferisce al vino eleganza e suadenza.

Se oggigiorno il Kurni è un vino che divide (o si ama o si odia) è evidente che io l’ho amato fin dal suo primo assaggio avvenuto diversi anni fa…

La serata si è poi conclusa con un fuori programma: l’assaggio dell’olio extravergine di oliva Arkade prodotto sempre in azienda, frutto della frangitura della cultivar sargano di Fermo.

In conclusione AIES non può esimersi dal ringraziare Eleonora e Marco perché con le loro parole sono riusciti a trasmetterci l’amore incondizionato per la loro terra e per i loro vini, ma soprattutto per averci dato la possibilità di poter meglio approfondire la conoscenza di un vino straordinario, il KURNI.

E chissà che in futuro non ci possa essere la stessa possibilità con il KUPRA…

 

Nella sezione “Gallerie fotografiche” del sito sono visibili le foto della degustazione.