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Il vino rende l’uomo sincero. (Alceo)

Il nostro Sommelier Danilo Gamberini alla scoperta di Castel Juval - Unterortl

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Cosa si può fare in Val Venosta dopo un’escursione sull’Alta Via Meranese o una pedalata sulla ciclabile che costeggia il corso del fiume Adige fino al borgo di Glorenza o alla stupenda Abbazia di Marienberg? Il clima caldo e tutto questo moto oltretutto fanno venire una gran sete. Tutti sanno che in montagna c’è l’acqua buona, ma chissà che non ci sia anche del buon vino….
Allora ci si documenta un po’ e si va in cerca di qualche bella cantina da visitare imboccando la statale che da Merano sale in direzione del Passo Resia. Siamo nella valle più occidentale dell’Alto Adige, percorsa dall’Adige e che confina a Nord con l’Austria. Zona tipica per la produzione di vini bianchi; e si sa che in Alto Adige se ne producono di ottimi.
La disposizione della valle è da est a ovest e dei due versanti quello esposto a nord è ricoperto di boschi, mentre quello esposto a sud, più caldo e soleggiato, è adatto alla coltivazione, sia di mele che di vite.
Superato Naturno, una ventina di chilometri dopo Merano, lungo la strada statale si percorre una lunga galleria al termine della quale un cartello indica la meta che avevo scelto: Castel Juval. Tutti gli appassionati di montagna hanno sentito nominare almeno una volta questo posto essendo la sede di uno dei Musei della Montagna di Reinhold Messner e sua residenza estiva. Ma anche gli appassionati di vino dovrebbero conoscerlo. Qui infatti si trova l’azienda viticola che porta lo stesso nome ed è famosa per la produzione di ottimi vini bianchi.
Dalla strada statale non si ha bene l’idea di cosa abbiamo davanti, ma basterebbe arretrare di un centinaio di metri e davanti agli occhi si aprirebbe uno spettacolo unico. Un pendio quasi verticale di roccia sul quale, incastonati come gioielli, si trovano i vigneti della tenuta Unterortl. In cima, in posizione che pare irraggiungibile, il Castel Juval.
Dalla statale si percorre una stretta e ripida stradina e dopo una serie di tornanti a strapiombo sulla valle si raggiunge la Azienda Agricola e Distilleria UNTERORTL. Sceso dall’auto la vista che si apre è impressionante: la Val Venosta con le sue coltivazioni di mele si può ammirare per diversi chilometri da est a ovest.
L’azienda ha sede in una bella costruzione in pietra preceduta da un giardino; forse l’unico spazio pianeggiante di tutta la tenuta. Suono il campanello e viene ad aprire Martin Aurich che con la moglie, la Signora Gisela, gestisce l’azienda. Breve presentazione e iniziamo la chiacchierata.
Martin si rivela subito simpatico con il suo sorriso aperto e inizia col raccontarmi la sua esperienza e come è nata l’azienda. Martin è tedesco di origine e dopo aver studiato in Germania (ha il titolo di Ingegnere per la Tecnologia delle Bevande; una qualifica che nell’ordinamento italiano non esiste) si è trasferito in Italia parecchi anni fa. Per diversi anni ha svolto l’attività di docente al Centro di Sperimentazione Laimburg di Ora, uno dei centri di ricerca più importanti dell’Alto Adige e d’Italia nel settore agricolo.
Reinhold Messner negli anni ’80 decise di comprare Castel Juval con i masi che lo circondavano. Nel 1992 venne fondata l’Azienda Agricola Unterortl e Martin, che nel frattempo stava pensando di mettere in pratica tutte le conoscenze che aveva accumulato producendo direttamente propri vini, assunse la gestione dell’azienda. Erano anche gli anni nei quali l’Alto Adige stava passando dalla produzione massiccia di vino sfuso a quella di vino imbottigliato.
Il maso in precedenza produceva principalmente cereali e mele e solo una piccola quantità di vino. Si iniziò pertanto nel ’92 a piantare le nuove viti e nel ’95 il primo vino era pronto per entrare in commercio. Nel ’97 poi iniziò anche l’attività di distillazione. Martin fa anche ottime grappe, e una stupenda marmellata di corniolo.
La tenuta comprende 4 ettari vitati suddivisi più meno in parti uguali tra i 4 vitigni principali: Riesling, Müller Thurgau, Weissburgunder e Blauburgunder. Si coltivano poi alcuni vitigni minori che sono anche oggetto di sperimentazione, come il Fraueler che è un antico vitigno autoctono della Val Venosta, e alcuni vitigni resistenti (PIWI).
Il tratto distintivo della tenuta è comunque la sua collocazione che ne fa un ambiente unico. Un pendio esposto a sud – est con pendenze molto accentuate, dal 35 al 60% (basta risalire per un po’ i vigneti per rendersi conto di come il lavoro in vigna debba essere faticoso...). Il terreno sul quale è impiantato il vigneto è costituito da gneiss, una roccia che si riscalda molto durante il giorno e si raffredda alla notte. L’altitudine va da 600 a 800 metri. Sotto si distende la parte pianeggiante della valle, coltivata a meleti, e in alto Castel Juval. Questa collocazione fa si che il microclima sia particolarmente adatto alla coltivazione della vite. C’è infatti un continuo ricambio di aria e le correnti più fresche che provengono dall’alto passano tra i filari garantendo la sanità delle uve. Nello stesso tempo gli sbalzi termici tra notte e dì contribuiscono ad aumentare la concentrazione dei precursori aromatici delle uve.
Verrebbe da pensare che queste sono le condizioni ideali per un vitigno ricco di precursori aromatici come il Riesling. E infatti è quello che ha fatto Martin. La sua idea è stata quella di impiantare questo vitigno, così tipico della sua terra di origine per produrre vini con caratteristiche diverse. Non più i contenuti zuccherini alti che piacciono in Germania, ma piuttosto vini giocati sulla mineralità, l’eleganza e l’equilibrio. Anche la scelta dei metodi di vinificazione è andata in questo senso. Si usa praticamente solo l’acciaio mentre il legno è utilizzato parzialmente e solo per Weissburgunder, Blauburgunder e Gneiss. Inoltre i tappi utilizzati sono esclusivamente quelli a vite; consentono un migliore affinamento con un maggiore sviluppo degli aromi e fanno sì che sia sufficiente una minore quantità di solfiti aggiunti.
Anche la scelta di dove impiantare i diversi vitigni è stata fatta tenendo conto delle loro diverse caratteristiche. Per cui ad esempio il Blauburgunder è stato collocato nelle parti più in basso e il Weissburgunder in quelle più in alto. Martin mi dice comunque che la sperimentazione è tuttora in atto e sta provando diverse collocazioni per avere risultati differenti. La produzione totale è di circa 35.000 bottiglie all’anno.
Venendo poi ai vini devo dire che mi sono concentrato solo sui vini bianchi (una buona ragione per ritornare per sentire i rossi….).
Seguendo l’ordine suggerito da Martin ho assaggiato questi vini:
- GLIMMER 2016. Un vino molto piacevole ricavato da due vitigni, Müller Thurgau per l’80% e Fraueler per il 20 %. Fruttato, fresco e con una certa morbidezza, adattissimo per un aperitivo in terrazza. Un particolare: glimmer è il termine tedesco per l’italiano “mica”, che è un minerale presente nelle rocce della tenuta.
- RIESLING GLETSCHERSCHLIFF 2016. E’ il Riesling che potremmo definire “di base”, ottenuto dalle piante più giovani dotato però già di buoni aromi di pesca e agrumi e di una ottima sapidità e persistenza.
- RIESLING UNTERORTL 2016. Questo invece è il Riesling ricavato dalle piante più vecchie. Ha bellissimi aromi agrumati, è molto fresco e con bella acidità. Ma soprattutto ha una lunga persistenza sapida e minerale. Davvero non ci si stancherebbe di berlo.
- RIESLING WINDBICHEL 2015. E’ il Riesling ottenuto da uve selezionate e perfettamente mature. Più elegante, ricco di aromi di frutti più maturi e tropicali, con persistenza ancora più accentuata e grande equilibrio. Veramente un vino notevole.
- MULLER THURGAU 2016. Un vino molto secco, dotato di aromi di frutta come mela e pera, e qualche accenno speziato. Molto gradevole anche questo.
- WEISSBURGUNDER 2016. Anche questo un bellissimo vino, elegante, molto persistente ed equilibrato. Con un finale molto lungo.
- SPIELEREI 2014. Su questo vino Martin mi fa una premessa: spielerei in tedesco significa “giochino” e questo appunto è stato come uno scherzo, un giochino. E’ stato prodotto con uve parzialmente botritizzate e tramite una fermentazione lenta. Ciò ha permesso di estrarre molti più aromi, che si sentono tutti, da vari tipi di frutta fino alla nocciola. Nello stesso tempo però è un vino estremamente equilibrato, dolce ma con una buona acidità che lo rende molto gradevole.
Completano poi la produzione della tenuta due vini rossi: un Blauburgunder e lo Gneiss, ottenuto tramite l’assemblaggio di cinque vitigni diversi.
Che dire alla fine di questa bella degustazione? Che in tutti i vini della tenuta c’è un tratto distintivo comune: sono tutti vini caratterizzati da una verticalità che si percepisce al palato, così come si percepisce alla vista la verticalità del terreno, e da una notevole mineralità. E’ un termine forse un po’ abusato e “di moda”, però non saprei come altro definire quella sensazione di purezza e freschezza che danno tutti questi vini. Ed essendo queste caratteristiche comuni a tutti i vini credo sia un segno di come la competenza di Martin Aurich, che evidentemente è basata su solide basi scientifiche, ha saputo leggere le particolarità del terreno e del clima tramite i vitigni. Se non sbaglio i francesi hanno coniato un termine per definire tutto ciò….
Infine un ringraziamento a Martin e Gisela. Spero di poter tornare presto a trovarli (anche perché le bottiglie che ho acquistato da loro prevedo che finiranno in fretta…..).

Maestro Enogastronomo Sommelier Danilo Gamberini