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"Una donna e un bicchiere di vino soddisfano ogni bisogno, chi non beve e non bacia è peggio che morto." - Goethe

Alla Scoperta del Greco

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Giovedì scorso ho partecipato alla serata organizzata da AIES di avvicinamento al Greco, uno dei vitigni a bacca bianca campani più importanti. Il relatore, introdotto nel campo e molto preparato, Michele Pico Palermo mi ha aiutato a fare un po' d'ordine tra vari concetti che avevo memorizzato nel corso del tempo.

Sicuramente si tratta del vino più storico dell'Irpinia e, come più volte definito da Michele, il loro vino da tavola per antonomasia. Non immaginiamoci il vino da tavola a cui comunemente siamo abituati a pensare, il senso che sottolineava il relatore era proprio quello della familiarità con questo vino, diventato un alimento comune.

Greco di Tufo, in quanto la DOCG ruota attorno proprio a questo paese che si trova tra Benevento ed Avellino. La zona è ricca di tufo ed in particolar modo a Tufo troviamo una presenza geologica importante di zolfo, caratteristica che possiamo facilmente riscontrare nei vini prodotti in questo comune. Mi ha stupito pensare che la DOCG comprenda all'incirca solo 600 ettari.

Il ciclo vegetativo è piuttosto lungo, maturando tardivamente, ma è anche un vitigno delicato, è sensibile al contatto con l'aria e quindi si può ossidare velocemente. Sapevate che nella DOCG l'unico vitigno ammesso (per chi lo possiede) è la Coda di Volpe? Questo ha meno acidità del possente Greco ed è un po' più produttivo. E sapevate che è considerato come un rosso avendo molti antociani e molti tannini? Nella mia mente il confronto con la nostra Albana è stato immediato.

Incominciamo a parlare di vino, la rosa è davvero ampia e variegata. Un'interessante panoramica su questo vitigno che può dare, come spesso accade, risultati così diversi.

Il primo è un esplosione di aromi, tutti molto freschi: frutta di ogni tipo mela, pesca, lime, ananas, litchi, ma anche fiori come sambuco, gelsomino, mughetto. Non smetterei mai di cercare profumi dentro questo calice di meraviglia. Mi sorprende, ad occhi chiusi avrei detto con una buona sicurezza “è Gewurzt!”. In bocca scorre bene, vino beverino, perfetto per iniziare! Si tratta di un Greco DOC del Sannio cantina MUSTILLI annata 2017.

L'esuberanza del primo lascia il posto a sentori più minerali e meno floreali del secondo calice, Greco di Tufo DOCG cantina PIETRACUPA annata 2016. Aroma citrino marcato e il colore scarico queste sono le prime due caratteristiche sulle quali mi soffermo. Il colore scarico, essendo come abbiamo detto il Greco ricco di antociani, mi fa pensare ad un raccolta dell'acino precisa e puntuale se non leggermente precoce e un lavoro in cantina studiato nei dettagli. L'alcool mi asciuga in fretta i lati della bocca, rapita dalla vigorosa struttura.

Proseguiamo con un altro Greco di Tufo DOCG, ma con un annetto in più sulle spalle, annata 2015 cantina VIGNE GUADAGNO. Sicuramente un vino ricco, evoluto, forse un po' chiuso appena versato, ma prendiamo confidenza poco dopo ed è una piacevole scoperta. Più colorato dei precedenti, frutto di una raccolta in piena maturazione. Aromi complessi, miele, frutta matura. In bocca mi piace molto, fresco, ma robusto, con una giusta sapidità e una notevole persistenza.

Pensavo di aver finalmente un’idea di questo “Greco” quando con l'arrivo del quarto vino, sempre annata 2015, mi devo subito smentire. Fino ad ora avevamo degustato vini duri, acidi “di polso” qui invece mi trovo di fronte a qualcosa che mi disorienta. Mi stupisce la vellutata morbidezza, caratteristica che fino ad ora non avevo ancora incontrato nei calici. Lo assaporo più volte, giustamente alcolico e in retro nasale riesco a sentire tanti piccoli aromi che si fanno avanti uno dopo l'altro, pesca, mela, ananas, prugna gialla. Finale leggermente amarognolo che mi lascia asciutta la bocca. Greco di Tufo DOCG Contrada Marotta cantina VILLA RAIANO.

I prossimi saranno sempre dei 2015, sempre Greco di Tufo DOCG, ma provenienti da zone diverse e il confronto sarà molto divertente. Il numero cinque proviene proprio da Tufo, in generale si presenta un vino molto tecnico, ben fatto. In un primo momento potrei scambiarlo per il celeberrimo Riesling con questo sentore di idrocarburo, forse un po’ di chiusura iniziale, ma poi sboccia come un fiore a primavera. In bocca apprezzo tantissimo questa acidità così ben equilibrata che abbraccia la gradevole mineralità. Scambio due impressioni con la mia vicina e il Vigna Cicogna, cantina BENITO FERRARA, è finito.

Ritrovo questa acidità, che mi avvolge, nel sesto calice Tornante cantina VADIAPERTI, profumato e minerale, armonioso ed equilibrato in tutte le sue parti, con un’eleganza superlativa e con un leggero stile ossidativo appena accennato molto intrigante.

Ma andiamo avanti, se con il sesto calice lo stile ossidativo era accennato sicuramente in questo settimo vino è il risultato di una profonda ricerca del produttore. Un vino che sicuramente divide e fa parlare la sala, il confronto è molto stimolante. All’inizio sono un po’ diffidente, volatile un po’ marcata poi mi sorprendo. Profumi sulfurei intensi e salmastri. In bocca sapidità ed acidità in giusto equilibrio fra loro. Questo è l’ultimo che chiude la parentesi 2015: Miniere, CANTINE DELL’ANGELO.

Usciamo per un momento dalla DOCG con il T’ara rà, Campania IGT 2016 di CANTINA GIARDINO, l’etichetta mi piace moltissimo, colorata, fuori dai luoghi comuni forse proprio come questo vino. Osservo con attenzione questo nettare color ambra, macerato da uve Greco. Aromi decisi, pesca e un ricordo d’idrocarburo. Leggermente ruvido in bocca, diretto e coerente con un tannino piacevolmente accennato e un’acidità che mi solletica il palato. Estremamente lungo.

L’ultimo vino, una “chicca” per concludere in bellezza questo lungo e divertente percorso, me lo pregusto da quando lo hanno versato. Primo impatto al naso burro fuso a seguire anche pietra focaia, calendula, profumi complessi che si fanno scoprire poco a poco. Grazie alla malolattica è posato con una morbida maturità di chi non è più giovanissimo, ma con un equilibrio ancora ben centrato. Davvero una piacevole scoperta questo Ariavecchia Greco di Tufo DOCG 2006 cantina CALAFÈ.

Si chiude così questo viaggio immaginario nel cuore dell’Irpinia e vengo riproiettata sulla mia sedia pronta per ritornare a casa con qualcosa in più.

 

Maestro Enogastronomo Sommelier Martina Buganè