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"Il vino è composto di umore e di luce." (Galileo Galilei)

Ne “Berrete delle belle” Andrea Cocchi

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Per diventare Sommelier AIES occorre aver frequentato i nostri corsi, tutti e tre i livelli, ed aver ovviamente superato i relativi esami. I nostri corsi sono serali, e può capitare, dopo aver affrontato una giornata lavorativa che si arrivi stanchi od in ritardo. Ma appena iniziano le “lezioni” in aula, tutto il resto “sparisce”, spariscono i pensieri e le preoccupazioni che avevamo avuto durante la giornata. Tutto resta fuori sia per il clima amichevole simpatico sia per la sorpresa di scoprire ogni volta qualcosa di nuovo. Nascono sinergie tra i M.E.S. ed i nostri corsisti attraverso esperienze condivise. Nascono momenti di vero confronto. Ai nostri corsi ovviamente si degusta, si sperimenta e si racconta, per conoscere questo meraviglioso mondo.
Cosa che riesce molto bene al nostro M.E.S. Andrea Cocchi, Sommelier AIES dal 2011 sorriso contagiante, cui oltre a tutto vanno le congratulazioni mie e di tutti i miei colleghi, per la nascita di Simone, suo primo figlio, nato il 17 aprile alle 22:51 come per l’appunto ci tiene a precisare Andrea.

Ciao Andrea, come hai saputo di AIES?
Ciao! Un caro amico e vicino di casa, già membro dell’associazione, il decano M.E.S. Achille Villani me ne ha parlato ed ha stimolato la mia curiosità. E’ stato grazie a lui che sono entrato a far parte della famiglia di A.I.E.S.

Cos’e’ per te il vino? e parlami del tuo primo ricordo legato al vino.
Il mio primo ricordo risale a quando, ancora bambino, da alcuni parenti partecipavo alle varie fasi della trasformazione dell’uva in vino, che era consumato esclusivamente in famiglia. Per la vendemmia avevo addirittura le mie forbici (con la punta arrotondata) e la mia scala! La pigiatura avveniva ancora con un torchio manuale e la fermentazione avveniva in vecchi tini di legno, dentro i quali il mosto “bolliva”, cioè fermentava, ma come immagine di quello che ho poi scoperto essere una reazione chimica era molto poetica.

Cosa ti ha spinto a diventare sommelier?
In verità, non avevo iniziato il corso per diventare sommelier, poi frequentando le varie lezioni e vedendo la passione dei docenti e dei sommelier che mi facevano da tutor, è scattato in me il desiderio di approfondire sempre di più la conoscenza nel mondo del vino. Inoltre con gli altri corsisti si era creato un bel gruppo e il fatto di proseguire assieme è stata un’altra motivazione a continuare.

Di cosa ti occupi in AIES?
Attualmente, faccio parte del Consiglio Direttivo di A.I.E.S. col ruolo di Vice-Responsabile dei corsi. Mi occupo anche di alcune docenze in particolar modo di quella inerente l’abbinamento cibo-vino.

Come riesci a conciliare la tua passione per il vino, con i tuoi impegni, lavoro, famiglia, ecc..
Ovviamente è molto complicato, come per chiunque abbia famiglia, però con un po’ di buona volontà e molta pazienza, sopra tutto da parte dei famigliari, si può riuscire tranquillamente. Certo non si possono fare tutte le degustazioni e partecipare a tutti gli eventi, ma comunque scegliendo bene le cose più interessanti, non mi faccio mancare nulla.

Cos’hai trovato in AIES?
Sono grato all’associazione per aver fatto esplodere la mia passione per il vino, e per avermi dato gli strumenti per crescere e capire meglio questo mondo complesso e vario. Inoltre, ho potuto confrontarmi con persone che condividono il mio stesso interesse e che col tempo sono diventate vere e proprie amicizie con cui condividere anche altri momenti di convivialità fuori dai confini accademici.

Un consiglio, per chi volesse avvinarsi ai ns. corsi per diventare sommelier Aies?
Il mio consiglio è di partecipare al corso con passione e impegno, perché a me ha insegnato anche a rallentare e godere dei piaceri della tavola, facendomi capire che quando è possibile bisogna prendersi del tempo per apprezzare quello che si mangia, oltre a quello che si beve. Purtroppo ai nostri giorni le occasioni per poterlo fare sono poche. Proprio per questo è ancora più importante sfruttarle al meglio!

A cosa paragoneresti la passione per il vino? A quale situazione o emozione?
Il piacere di assaggiare un buon vino, mi emoziona come leggere un bel libro che aumenta la mia conoscenza di un argomento. Paragono sempre una nuova bottiglia a un libro, ogni sorso è una pagina che mi fa capire e imparare qualcosa che non sapevo, a differenza del libro, però, posso condividere questa esperienza con altre persone aumentando il piacere che ne traggo.

In quale occasione non riusciresti a fare a meno di un buon bicchiere di vino?
Il momento giusto per degustare un buon vino è ogni volta che c’è un momento di convivialità con altre persone, dalla serata romantica a quella spensierata con gli amici, quando si vuole festeggiare, ma anche quando ci si vuole rilassare godendosi un momento di piacere.

Raccontami brevemente, un ricordo, un’emozione, un evento legato alla degustazione che ti ha maggiormente colpito.
Non potrò mai dimenticare l’emozione che ho provato alla prima degustazione in pubblico, si trattava di un Morellino di Scansano. Avevo la gola secca e nessuna idea di cosa avrei detto, nonostante mi fossi preparato da giorni, per fortuna al momento opportuno la voce, anche se un po’ tremante, uscì e portai a termine il mio intervento.

Ora giochiamo a fare un abbinamento diverso. Qual’è la tua passione più grande, dopo il vino?
Ho sempre avuto molta curiosità e fame di conoscenza, quindi ho coltivato diversi interessi in modo parallelo. La tecnologia, la fotografia, lo sport, i viaggi e l’arte sono le mie passioni più importanti dopo il vino. Purtroppo il tempo libero non è tantissimo, quindi dedico a tutti una piccola porzione di attenzione rispetto a quello che vorrei, non si può avere tutto…

Come ultima domanda vorrei chiederti quale degustazione, o quale bottiglia ti ha entusiasmato?
Col tempo e con l’aumentare degli assaggi, è difficile sceglierne uno in assoluto, mi sembrerebbe di fare un torto agli altri! Posso, però, citarne uno tra ultimi degustati che mi ha particolarmente impressionato, il Chianti Cetinaia 1985 della cantina Castello di San Polo, fresco, ancora vivo a quasi 33 anni dalla vendemmia, con profumi intensi e appena evoluti e con una facilità e piacevolezza di beva che mi ha davvero sorpreso, il vino e la compagnia con cui l’ho condiviso ha reso l’esperienza particolarmente suggestiva ed emozionante. Peccato che questo vino oggi non esista più così come non esiste più la cantina. Peccato davvero.

 

A cura di: Maestro Enogastronomo Sommelier M.Luisa Matranga