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Ma per le vie del borgo fra il ribollir dei tini va l’aspro odor dei vini l’animo a rallegrar. (“San Martino”, Giosuè Carducci)

Mezzelune 2013 Ca’ dei Quattro Archi

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Pur abitando a pochi km da Imola non avevo mai avuto l’occasione di visitare l’azienda agricola Ca’ dei Quattro Archi, circa un mese fa ho ovviamente subito posto rimedio a questa mia mancanza!
L’azienda di trova ad un km in linea d’aria dalla famosa curva della Tosa dell’autodromo di Imola, dove le prime colline imolesi iniziano a svilupparsi.
Rita Golinelli e Mauro Mazza alla fine degli anni novanta decidono di intraprendere insieme una nuova attività lavorativa, iniziando ad occuparsi della vigna del padre di Rita e conducendola nel pieno rispetto della natura, dei suoi ritmi e delle sue necessità; ciò li ha portati ad ottenere la certificazione biologica per la loro azienda e ad avvicinarsi alle pratiche biodinamiche al fine di ristrutturare e rigenerare i terreni.
Per quando riguarda i vari interventi effettuati in vigneto, oltre al limitare i trattamenti a base di rame solo nei momenti strettamente necessari, utilizzano per esempio anche prodotti naturali come l’equiseto, antiparassitario e antifungino naturale.
I vigneti, che ricoprono una superficie di 5,5 ettari, sono suddivisi in 2 corpi principali, uno vicino alla cantina e l’altro nel comune di Casalfiumanese lungo il Rio Mescola, nei quali vengono allevati i principali vitigni della zona: albana, trebbiano e malvasia per i bianchi, sangiovese, merlot e cabernet sauvignon per i rossi.
Rita e Mauro rappresentano dei vignaioli a 360°, occupati in azienda in prima persona, Rita è anche enologo, dalla vigna alla cantina seguendo passo per passo tutti i vari processi che portano alla produzione del loro vino.
Arriviamo quindi al vino che andiamo a degustare, si tratta del Mezzelune 2013, prodotto utilizzando il vitigno simbolo della Romagna: l’albana.
Come da tradizione contadina il mosto viene fatto fermentare per circa 7-8 gg sulle bucce (la cosiddetta vinificazione in rosso), dopo la svinatura viene sottoposto a bâtonnage fino a febbraio al fine di arrotondare la tannicità, dopodiché viene imbottigliato senza subire alcuna filtrazione.
Nel calice ci troviamo di fronte un vino di un bel colore giallo dorato. Il primo impatto olfattivo fa subito venire alla mente il profumo ed il sapore del vino, che se per alcuni può essere una nota negativa, per quanto mi riguarda lo trovo un punto a suo favore, nel senso che non ci sono subito altri odori preponderanti, segno quindi della genuinità e naturalità del prodotto. Dopo averlo lasciato ossigenare un po’ si riescono a percepire note agrumate, di erbe aromatiche come la salvia e di miele. Anche se ci troviamo di fronte ad un vino bianco consiglio di non servirlo alla temperatura da frigo, ma leggermente più caldo, attorno ai 12-14°C al fine di percepire maggiormente i profumi e per smorzare una sua tipica caratteristica: la tannicità.
Al palato ciò che maggiormente colpisce è la tannicità rilevante (tipica non solo del vitigno, ma anche del tipo di vinificazione applicata). Il sorso è altresì sostenuto da una spalla acida ben evidente che bilancia il calore dovuto alla buona presenza di alcol. Il risultato finale è un vino di buona struttura e con una interessante persistenza gusto-olfattiva che invoglia la beva.
L’abbinamento nel mio caso è stato con bocconcini di pollo saltati con funghi e pancetta; altro esperimento interessante potrebbe essere con il baccalà, sia in umido che alla griglia, la cui grassezza viene ripulita dalla tannicità e dall’acidità del vino.
In conclusione per quanto mi riguarda l’incontro con Rita e Mauro è stato veramente istruttivo, innanzitutto perché conoscere il vignaiolo che si cela dietro una bottiglia di vino aiuta molto di più a capire e ad apprezzare un prodotto, ma soprattutto perché la chiacchierata con Mauro mi ha maggiormente illuminato sul concetto di vino artigianale, inteso non come bibita, ma come semplice vino, frutto del lavoro dall’uomo nel pieno rispetto della salvaguardia dell’ambiente e della propria salute. Nel vino come nel cibo deve essere fondamentale il concetto di salubrità, insieme alla bevibilità ed alla digeribilità, concetti che si trovano perfettamente tradotti all’interno del calice che ho assaggiato!

Gran Maestro Sommelier Patrizia Poli

Azienda agricola Ca’ dei Quattro Archi
Via Fratelli Assirelli, 7
40026 Imola (BO)
Tel 0542 682264 - 335 8256667
cadeiquattroarchi@tin.it