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Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, né ferito, morto. (Woody Allen)

Comeoggi 2013 Rosso Emilia IGT Botti

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Ci lasciamo alle spalle la peggiore vendemmia degli ultimi trent’anni. Nonostante ciò, decido di fare una visita ad una cantina dei Colli bolognesi occidentali che si inerpicano da Castello di Serravalle a Monte San Pietro. I Colli mi offrono un paesaggio bucolico, sereno, dove la mano di bravi agricoltori, nel rispetto della natura, regala a noi enoargonauti momenti di vera felicità organolettica.
Spesso le nostre scelte enoiche si basano sull’abitudine, scegliamo un vino perché lo conosciamo, preferiamo l’internazionale all’indigeno, rischiamo di far rimanere nell’oblio vini arcaici, autoctoni.
A settembre, in una giornata mite e non piovosa, ho deciso di porre fine alla mia ignoranza e di approfondire le mie conoscenze su un vitigno (forse l’unico autoctono del colli bolognesi, visti i recenti studi sul Pignoletto ora Grechetto gentile): il Negretto.
Il nonno di mia moglie diceva: “la barbera sarà ottima se maritata al nigartein (negretto)” e per moltissimi anni si relegò questo vitigno ad un’oscura sorte, quella di vitigno sparring partner della più famosa barbera.
Un po’ di storia:
La piccola glaciazione investì l’Europa dalla metà del 1600 al 1800. Arrivò dopo un periodo estremamente torrido e portò come conseguenza un deciso impoverimento e svuotamento organolettico delle uve a bacca rossa, la barbera in primis. Gli enologi dell’epoca riscoprirono un vitigno molto resistente, il negretto, presente fin dal 1300 , ideale per dare corpo e colore e, fatto non trascurabile, resistente alle avversità atmosferiche e ben produttivo. Il mercato richiedeva Barbera e dai colli bolognesi scendeva un mare di barbera, buona, scura, ricca di profumi e molto accattivante, resa tale dall’oscura presenza del suo discreto compagno.
Conosco Fabio Bovina, patron dell’ azienda agricola Botti, da oltre dieci anni e non mi sono lasciato scappare l’occasione quando mi ha chiesto di recensire un suo nuovo vino:
Comeoggi, Rosso Emilia IGT. La retro etichetta recita: “Sentori antichi, ricordi di un tempo”.
La bottiglia è una bordolese a spalle larghe, il vetro è spesso, pesante e scuro come il suo contenuto.
L’etichetta invece esce dal cliché a cui ci aveva abituati Fabio, un volo stilizzato di due amanti che si separano, opera della pittrice italo tedesca Ruzzone Luisa, quasi a sancire la definitiva separazione e la rinascita ad una nuova vita indipendente del Negretto.
Davanti al PC , un bicchiere bordolese, ampio, panciuto, dalla imboccatura più stretta, adatto concentrare i profumi che si liberano dalle sue viscere.
Inizia così la mia degustazione di un vino ottenuto da un vitigno autoctono che spero saprà far parlare dei colli bolognesi con meno sufficienza.
Solo a guardarlo intimorisce, austero, impenetrabile con un’unguealità rubina tendente al violaceo, Il profumo è intenso, si insinua nelle narici con aria sorniona quasi a volerci spronare alla ricerca di un passato in cui libero e solitario questo vino accompagnava i pranzi del tempo che fu.
Non mi stanco di giocare col bicchiere, venature di cioccolato, prugna e marasca, nuances di rosa rossa aprono i miei cassettini della memoria , non una sbavatura o alterazione da legno, solo acciaio in purezza, erbaceo e grafitoso a tratti arrembante.
Ad un’ingresso salivante e tannico , magistralmente bilanciato , si insinua una mineralità latente e non invasiva.
Potrebbe sembrare un po’ scarico di corpo, ma certi vini mi piacciono così, snelli, fruttati e semplici.
Reputo una buona possibilità di invecchiamento. L’annata degustata è il 2013, qualche anno di cantina a mio avviso servirà a dare maggiore rotondità e a limare ulteriormente i tannini veramente importanti. La percentuale alcolometrica si attesta sul 13% a conferma che le mie aspettative in divenire non dovrebbero essere sconfessate.
Al mercato ho trovato un bel cavolo nero che, unito ai fagioli cannellini, ho trasformato in una zuppa guarnita da pane abbruscato e da da un mix di formaggio pecorino .
Abbinamento perfetto da esaltazione sensoriale, quasi da “Sentori antichi, ricordi di un tempo”.

Gran Maestro Sommelier Achille Villani