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"A volte il vino è la manifestazione liquida del silenzio." - Sepùlveda

Manna 2007 di Franz Haas

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Ed eccoci ancora qua. Dopo aver recensito il Manna 2012 di Franz Haas (clicca qua per leggere la recensione), mi è capitato lo stesso vino, ma del 2007, quindi con ben 7 anni alle spalle, cosa insolita per un vino bianco. La degustazione però mi ha incuriosito molto per poter capire l’evoluzione nel tempo di questo vino. Per poter fare questa analisi però è importante sapere che è frutto di un uvaggio particolare, Chardonnay, Traminer, Riesling e Sauvignon. Alcuni vendemmiati nel momento di piena maturazione, altri in vendemmia tardiva, alcuni maturati in barrique, altri in acciaio. Singolare anche come si è arrivati a questo vino, Franz e la moglie Maria Luisa (Manna è il suo cognome), erano fuori a cena per un anniversario in un ristorante stellato, sette portate hanno necessitato di altrettanti vini, ecco l’idea di un vino che grazie alle varie sfumature ha un abbinamento a 360°.
La bottiglia che degusteremo ha tra l’altro il tappo a vite, lo Stelvin, tanto bistrattato da noi sommelier, ma che in questo caso ha svolto perfettamente il suo compito perseverando il vino e permettendo un’interessante evoluzione.
Alla mescita il colore è un giallo dorato intenso e luminoso, come solo i vini di luce sanno essere. Al naso sprigiona un interessante bouquet evoluto e importante. Note di ginestra , di calla si intrecciano a quelle di una frutta esotica matura come litchi, mango e papaia, la chiusura ci regala invece le sensazioni mediterranee di sambuco, timo e maggiorana che si uniscono a quelle burrose quasi da panna montata. Profumi che colpiscono soprattutto per eleganza e finezza.
In bocca evidenzia in assoluto le parti morbide, sicuramente secco di zuccheri, abbastanza caldo di alcool, sia molto inteso che persistente, con gli anni pago un po’ in acidità, che è si ancor presente, ma non più come il 2012 e ci mancherebbe altro. Corpo e struttura di buon livello, molto armonioso e soprattutto sapido, difatti subito dopo la deglutizione la mineralità ha un ritorno importante che impreziosisce la beva.
In poche parole, un grande vino, che mantiene quello che promette ad anni dall’uscita, con un affinamento importante in bottiglia.
Consiglio di degustarlo in ampi calici a tulipano ed a temperatura di cantina, non freddissimo per non inibire i profumi. Come abbinamento lo consiglio con piatti importanti soprattutto a base di pesce cotti o crudi che siano. In quest’ultimo caso darà ampio giovamento con i crostacei. Perfetto anche con le cucine etniche e speziate, libanesi, asiatiche e giapponesi su tutto.
Io l’ho abbinato ad una tartare di tonno con frutta secca, il corpo del vino e la morbidezza dello stesso si sposavano a meraviglia con quella del pesce leggermente grasso e impreziosito dai pistacchi.
Perfetto da degustarsi in un’importante cena per accompagnare una ricorrenza come un anniversario
Si può degustare anche da solo per regalarsi un piccolo piacere della vita, anche se l’abbinamento migliore è sempre quello di condividerne un calice o più con la persona amata.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi