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Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini boni. (Leonardo da Vinci)

Barberata Totale de Il Monticino

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Da un po’ di tempo mi sto dedicando alla barbera dei nostri colli, quelli bolognesi per l’appunto.
Proprio per questo quando mi è arrivato il WhatsApp di Giacomo Morandi de Il Monticino che mi invitava alla sua prima storica verticale con tutte le annate della sua barbera non me lo sono fatto ripetere due volte e ho prenotato i miei calici.
Le annate in questione andavano dalla 2004 a quella attualmente in commercio della 2010.
La barbera ormai è il vitigno a bacca rossa più rappresentativo dei Colli bolognesi, il cabernet Sauvignon viene sicuramente bene, del vero autoctono negretto ce né sono solo pochi ettari, mentre la barbera evidenzia molto bene il terroir.
Il Monticino dal canto suo ci ha sempre creduto, Ruggero, papà di Giacomo, ha vitato la barbera nel 1999, nel 2000 avvia l’azienda e nel 2004 esce la prima annata. Negli anni cambia anche la lavorazione, aggiustamenti in corso d’opera che fanno parte di un percorso di crescita di una piccola e nuova realtà.
La verticale, come ormai da metodologia sempre più diffusa, parte dall’annata più vecchia per arrivare alla più giovane, questo per non permettere all’esuberanza giovanile di avere il sopravvento sulla finezza della maturità. Sistema che tra l’altro mi trova pienamente d’accordo e fanatico sostenitore.
Quando si fa una verticale di questo tipo, con le annate successive e senza salti temporali (2008 escluso per via del tappo) si può apprezzare i tratti comuni del vitigno, della mano dell’enologo e dell’idea del vignaiolo.
In questo caso c’è una chiara idea di vino in equilibrio espressivo tra il vitigno ed il territorio, una esaltazione del frutto, specie nei tratti di arancia ora tarocco, ora sanguinella ed un uso cosmetico del legno a donare evoluzione olfattiva e mitigare sia il tannino che l’acidità, corpo e struttura coerenti con l’andamento dell’annata e colore che si granificava con l’età.
Ma andiamo per ordine. Il nome esatto del vino è: Barbera Riserva de Il Monticino Colli Bolognesi DOC.
La verticale partiva dalla 2004, incredibile esordio aziendale, ad 11 anni dalla vendemmia di una vite che aveva solo 5 anni di vita mi aspettavo un vino finito, invece ecco la sorpresa della serata. Colore tenue e un po’ scarico, naso di incredibile finezza ed eleganza, franco e netto nell’agrume da arancia sanguinella, frutta rossa ancora fresca, tannino levigato, snello e di buona bevibilità. Molto Buono
Il 2005 acquista colore corpo e struttura, il naso è più cupo, quasi chiuso, anche in bocca, dove non mi convince appieno. Un po’ slegato nelle sue caratteristiche pecuniarie. Buono
Nel 2006 torna l’agrume, stavolta come arancio tarocco, intenso persistente nelle sensazioni morbide, tannino di trama elegante a tratti vellutata e setosa, tutto sommato abbastanza fresco. Molto Buono
Nel 2007 torna l’agrume maturo, morbido ed intenso, acidità appena presente che frena un po’ la beva. Buono.
Saltiamo il 2008 in quanto difettato con un chiaro sentore da tappo, e riempiamo i calici col la 2009 che paga un po’ l’annata afosa risultando caldo e maturo, sentori di frutta rossa molto matura quasi sotto spirito, corpo e struttura importanti, acidità soprascritta dalla nota alcolica ma resa meno invasiva dalla buona freschezza. Buono.
Finiamo con una stoccata, forse il miglior rosso mai prodotto da Il Monticino, sicuramente la loro miglior barbera, la 2010, avvantaggiata dalla annata mediterranea per eccellenza che ha portato escursioni consistenti tra il giorno e la notte, abbiamo apprezzato un vino dal frutto succoso e croccante, anche in questo caso frutta piccola rossa da bosco, un po’ di fragoline ma tanta arancio sanguinella, poi le spezie quasi orientali, pepe verde e qualche accenno vinoso gli donano un bouquet intrigante. In bocca si mantiene su alti livelli, confermando quando espresso al naso. Sorso facile ma non banale, sinuoso e scattante, entra centrale dritto poi si allarga riempendo il cavo orale con finezza ed eleganza. Sottile e con un tannino ancora giovane ma con un intrigante trama setosa che evidenzia sottolineando un grande carattere. Sale fino ad un 92. Ottimo.
In poche parole una bella ed avvincente panoramica di quello che per chi scrive è il vitigno a bacca rossa più rappresentativo dei nostri colli. Apritene con gioia in abbinamento a carni rosse, arrosto od alla griglia, intingoli e sughi sempre di carne. Buona idea quella di accompagnare un buon formaggio semi stagionato, l’importante è condividerne un calice o più con le vostre persone amate, siano amici, familiari o semplicemente con il vostro partner. Questo è da sempre l’abbinamento migliore.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi