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“Guarda il calor del sol che si fa vino giunto all'umor che dalla vite cola” (Dante, Purgatorio XXV)

Capitel Nicalò Valpolicella Superiore DOC 2012 F.lli Tedeschi

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Quasi ogni mattina mi rilasso passeggiando per Bologna. Non so come sia ma ho come un richiamo subliminale che mi porta nella zona di via Giuseppe Petroni, dove Sauro e Stefano Belfiore gestiscono una della più antiche enoteche di Bologna. Scaffali di legno i cui profumi antichi di gomma lacca si mischiano con quelli del vino continuamente in mescita al banco.
C’è sempre tanta gente che degusta, beve o propone nuovi vini e proprio in questo luogo di perdizione dionisiaca incontro Antonietta Tedeschi della Agricola F.lli Tedeschi di Pedemonte di Valpolicella. Antonietta stava proponendo uno dei suoi vini il “Capitel Nicalò”, un Valpolicella Superiore le cui uve sono state sottoposte ad un leggero appassimento.
In zero nanosecondi mi ritrovo in mano un calice e inizio a degustare questo vino, decisamente particolare. Antonietta non è avara d’informazioni e mi spiega che la loro famiglia lavora la vite in Valpolicella sin dal 1630 tentando un’impresa ai limiti dell’impossibile : ”La ricerca del vino perfetto”. Chiaramente il fiore all’occhiello dell’azienda e’ la loro interpretazione dell’Amarone, ma io, incuriosito dalle parole di Sabrina Tedeschi, ho deciso di degustare, in pace, a casa mia Il Valpolicella dal gusto antico :“Capitel Nicalò”. In questo vino sono stati impiegati numerosi vitigni autoctoni: Corvina, Corvinone, Rondinella, Rossignola, Oseleta, Negrara e Dindarella, frutto di una meticolosa ricerca aziendale. Le uve, vendemmiate entro l’inizio di ottobre e lasciate appassire in fruttaio, vengono diraspate, pigiate e lasciate a macerare per 14 giorni.
In realtà più che un appassimento è una disidratazione che aumenta la concentrazione zuccherina, antica metodologia di vinificazione del Valpolicella.
L’affinamento avviene in botti rovere di Slavonia per un anno e a volte un anno e mezzo. Senza indugiare estraggo dalla mia vetrinetta dei bicchieri un capace calice e mentre finisco di cucinare lo riempio per due terzi, per permettere al vino la corretta ossigenazione, operazione più che sufficiente in quanto l’annata in degustazione è il 2012.
Guardo il mio bicchiere e ci gioco sfruttando la mia tovaglia bianca e le luci della sala. Il colore è perfetto Rosso Rubino intenso, quasi impenetrabile che all’unghia si apre lasciando passare la luce e mostrando tutta la sua bellezza.
Appena avvicino il calice al naso vengo avvolto da una complessità di aromi, apparentemente fuorviati dal sentore di appassimento, presente, ma non invasivo. Il legno è discreto, solo una leggera nota di vaniglia e apporta terziarizzazioni e complessità intriganti: ribes rosso, mora di gelso, marmellata fresca di prugne e ciliegie e una bella nota di cioccolato amaro. In Bocca tanta mineralità, un’acidità inaspettata e un tannino morbido e non aggressivo. Un bell’equilibrio generale che scaturisce dalla buona percentuale alcolometrica del 13% che ben si amalgama con le parti più dure . Vino fresco, generoso con sensazioni e ed emozioni che lo rendono quasi perfetto da tutto pasto.
Ho terminato di cucinare, in tavola mi aspetta un piatto di fumante polenta, con il suo ragù che noi bolognesi usiamo all’uopo preparare : un blend di carni miste di bovino e suino( fresco e salciccia rimacinata) sul piatto spicca un bel pezzo di salciccia e una generosa spolverata di parmigiano reggiano stagionato 26 mesi completa l’impiattamento.

Gran Maestro Sommelier Achille Villani