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Non esiste il vino in sé, ma il vino nella vita, nel ricordo, nella fantasia ... Un vino bevuto, anche parecchi anni prima, in un momento in cui si era particolarmente felici, per esempio, innamorati e vicino alla persona amata, parrà sublime anche se è tutto il contrario: per distinguere, bisognerebbe non aver vissuto. (Mario Soldati).

Loup Garou 2013 di Stefano Legnani

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Ho avuto la fortuna di conoscere Stefano Legnani alla fine dell’estate 2014, per la precisione di ritorno da una vacanza di alcuni giorni alle Cinque Terre.

Mi ero interessata a lui dopo aver letto alcune recensioni sul Ponte di Toi su internet, quindi quando mi sono trovata davanti quell’etichetta in un’enoteca di Imola (Marsala 18) la mia curiosità era tanta e non potevo esimermi dall’acquistarla.
Programmando dopo pochi mesi il mio soggiorno a Riomaggiore mi è sembrata quindi scontata una visita alla sua azienda a Sarzana, nel cuore dei Colli di Luni.
Stefano Legnani, origini bolognesi, dopo circa una ventina d’anni nel campo delle assicurazioni, si trasferisce in provincia di La Spezia per amore e qui inizia la sua avventura nel campo vitivinicolo.
L’azienda è composta da un ettaro di vigneto messo a dimora nel 2005 da cui ottiene il Ponte di Toi (prima annata prodotta il 2009) e nelle migliori annate il Loup Garou (2011 e 2013), omaggio al cantante Willy DeVille. Il risultato è un totale di circa 4000 bottiglie di vermentino in purezza ottenute nel pieno rispetto della natura, ovvero del terreno e delle viti che producono l’uva (Stefano le chiama molto amichevolmente “le mie signorine”).
In vigna i trattamenti sono ridotti al minimo: pochissimo zolfo e meno di 2 kg di penta idrato di rame. Per la fertilizzazione e concimazione del suolo viene praticato il sovescio e la pacciamatura del terreno attraverso compost e cippato autoprodotto (ben visibile durante la mia visita in fondo al vigneto una buona quantità di ramaglie fresche accatastate per poi ottenere successivamente il cippato), l’obiettivo è quello di mantenere il terreno sempre in equilibrio, di proteggerlo evitando lo stress idrico ed allo stesso tempo alimentarlo.
Sentire parlare Stefano (tra l’altro l’accento bolognese con cadenza ligure fa un certo effetto!) della sua vigna e del conseguente vino ottenuto fa trasparire tutta la dedizione per il suo lavoro, in costante armonia con la natura che lo circonda.
Ma veniamo ai vini… Dopo la raccolta delle uve e la successiva pigiatura, pochissima solforosa viene aggiunta solo in questa fase, il mosto viene lasciato a contatto con le bucce per alcuni giorni, quasi cinque nel 2013, dopodiché avviene la svinatura e il vino così ottenuto viene lasciato in vasca d’acciaio dove subisce solo un paio di travasi. A giugno (almeno per il 2013) avviene l’imbottigliamento del Ponte di Toi (parte alta della vasca); nelle annate in cui decide di produrre anche il Loup Garou questo (ovvero la parte bassa) rimane in vasca sulle sue fecce fini per altri due mesi e di solito a fine agosto avviene l’imbottigliamento senza l’utilizzo di alcuna chiarifica o filtrazione.
Loup Garou 2013 innanzitutto colpisce per la sua splendida etichetta, una luna calante (o crescente? dipende dai punti di vista…) sul mare con cielo stellato sullo sfondo, il tutto contenuto in un calice. Ma veniamo al vero e proprio assaggio, io l’ho degustato a diverse temperature, quella ottimale dal mio punto di vista è di circa 12-13 °C, ne giovano sia i profumi che l’impatto gustativo. Alla vista ci troviamo di fronte un bel giallo dorato, dal punto di vista olfattivo la prima sensazione che ho avvicinando il calice al naso è che si tratta di vino! Sensazione certamente scontata, ma non certo banale in questi ultimi anni in cui ci hanno abituati a bere vini molto spesso omologati e “carichi” di profumi. Altra caratteristica del calice è una nota sulfurea, certamente non dovuta all’utilizzo della solforosa, in questo caso dovremmo essere attorno ai 30 mg/l, che rimane anche durante le successive olfazioni, poi ritrovo sensazioni di erbe aromatiche, di frutta e una nota salmastra che mi ricorda il mare. In bocca entra pieno, deciso, avvolgente con una leggerissima tannicità ad asciugarmi il palato. Buona la freschezza del vino, nel complesso si tratta di una bevuta molto elegante, ma allo stesso tempo facile, si rischia di terminare la bottiglia senza neanche accorgersene. Come sensazione retro-olfattiva si percepisce, quando il vino è leggermente aumentato di temperatura, della frutta secca, in particola modo la nocciola.
Il mio abbinamento gastronomico è stato con spaghetti burro e alici e con bocconcini di bufala, la complessità del vino e la sua leggera tannicità mi equilibravano l’untuosità del burro, la buona freschezza compensava invece la grassezza della bufala.
Concludo dicendo che conoscendo Stefano non si può non amare subito il Loup Garou e bevendo il Loup Garou non si può non ammirare la dedizione di Stefano per le sue signorine. Vignaioli come lui dovrebbero essere l’orgoglio e l’esempio di tutte le piccole realtà contadine di cui l’Italia è piena.

Gran Maestro Sommelier Patrizia Poli

Azienda Agricola Stefano Legnani
Via dei Molini, 72 – località Bradia – Sarzana (SP)
s.legnani@legnani.com