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“Se Dio avesse proibito il vino, perché mai l’avrebbe fatto così buono?” (Cardinale Richelieu)

Fier Ce Fit, lo Champagne!!!

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In Aies non si lascia niente al caso. Giovedì 17 settembre è in programma una serata degustazione sullo champagne, ed allora ecco che si sale in auto, si fanno 1100 chilometri e si arriva in loco a visitare qualche azienda di quelle presenti il 17. Come da tradizione Aies e anche mia impostazione, preferisco sempre piccoli produttori, piccole realtà familiari di artigiani del vino. Proprio per questo, sfruttando una “dritta” del nostro docente Tiziano Ferriani, mi appoggio a Fier Ce Fit, piccolo gruppo di piccoli produttori, piccoli di dimensioni, ma grandi di emozioni trasmesse. La prima azienda visitata e primo champgne che assaggeremo è quello di Hervieux-Dumez Bruno et Clément. Siamo a Sacy, alle porte di Reims, venendo da Sud e da Epernay, all’interno della più rinomata Montagna di Reims. Coltivano tutti e tre i classici vitigni, i due pinot, il nero ed il meunier ed il loro preferito, lo chardonnay. La zona, una Premier Cru, è famosa per il pinot nero, e i vini di quest’area denotano durezza e vigoria con una spiccata nota vinosa che evolvono energicamente nell’invecchiamento. Ho la fortuna che mancano pochi giorni alla vendemmia, ne approfitto per assaggiare le uve, trovandole già molto dolci e polpose, bucce dure ma non amare. Visito la cantina dove si da una grande attenzione al controllo di temperature, all’acciaio ed alla rigorosa pulizia. La parte più interessante è la passeggiata nei sotterranei, dove riposano le bottiglie per la seconda fermentazione, cantina del 1696, almeno così riportano alcune date incise nella pietra. Gli assaggi iniziano con un Brut de Chardonnay 2013, un blanc de blanc in purezza millesimato, vino giocato sulla semplicità di beva ed appagamento delle papille gustative, fresco, frutto vivo che viene però sovrastato dai fiori. Perlage fine lungo che va ad aumentare le sensazioni acide. Subito dopo è la volta del Rois de France, un Brut Rosè, dove i piccoli frutti rossi e i lieviti integrali la fanno da padrona, bocca intensa e persistente, con finale minerale e sapido. Infine il Brut Millesimè 2007, appena sboccato per cui poco più di 90 mesi sui lieviti, naso tostato e bocca composta dove risulta particolarmente morbido nonostante lo scatto.
La seconda azienda visitata che assaggeremo anche il 17 è Redon Adrien e Pascal, azienda giovane ma con le idee chiare. Siamo a Trépail sempre ai piedi della Montagna di Reims ma dalla parte opposta a 35 km da Sacy, 5 ettari in cui la fa da padrona lo chardonnay, anche qua assaggio le uve che sono molto più indietro di Sacy, più acide e dure. Adrien è gentilissimo, mi accompagna per vigne e in cantina, nonostante le incomprensioni di lingua, ma abbiamo l’aiuto della tecnologica App di Google traslate. In cantina m’impressiona la storica pressa ancora in uso interamente in legno, che scarica in cunicoli in cemento prima di depositare il vino nei vari tini. Inizio gli assaggi con un Extra Brut, cuvée di 80% chardonnay e saldo di Pinot nero. Il 50% frutto del 2012 e il 50% della riserva Redon. Interessante e ben fatto, fiori a go go, al palato ha sensazioni morbido-eleganti, buona freschezza e acidità misurata e composta. Subito dopo arriva il Rosè, che loro fanno aggiungendo Vin Rouge di pinot nero. Qua i profumi di piccola frutta rossa la fanno da padrona, in bocca è intenso e vigoroso con note piccanti e finale dove la dolcezza del frutto ritorna intensamente. Proseguo con il “Le Gran R” che è a dir poco “strampalato” di una bontà impressionante. Una cuvée fatta da 50% chardonnay e 50% Pinot nero, entrambi del 2008 e questo solo per il 50% del vino, il restante è il “vin de reserve” fatto da un altro 50% di assemblaggio del 2007, 30% del 2006 e 20% del 2005 e con solo 4gr/l di zucchero. Un lavoraccio metterlo insieme, ma il risultato è strabiliante, uno champagne, si opulento, ma un naso intenso, complesso ed evoluto, dove il lievito integrale la fa da padrona, unito a intriganti sentori agrumati dove spicca un non nulla di cedro e un brivido di pepe di, in bocca è molto equilibrato nessuna virgola fuori posto, perlage infinito e setoso così come il lunghissimo sapido finale.
Chiudo la degustazione che nel frattempo si è perfezionata in inglese grazie all’arrivo di un parente padrone (ben più di me) dell’idioma anglosassone, con il R de Rien, il blanc de blanc, intenso sia al naso che al palato, molto fine e altrettanto elegante, lo chardonnay lo caratterizza molto nonostante il minerale che da sapidità provi un po’ a mascherarlo.
Io ho proseguito con altre aziende del gruppo, ma nella serata avremo altre referenze per cui… largo agli assaggi del 17 settembre.

 

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi