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Non esiste il vino in sé, ma il vino nella vita, nel ricordo, nella fantasia ... Un vino bevuto, anche parecchi anni prima, in un momento in cui si era particolarmente felici, per esempio, innamorati e vicino alla persona amata, parrà sublime anche se è tutto il contrario: per distinguere, bisognerebbe non aver vissuto. (Mario Soldati).

Sommarovina 2012 Valtellina Superiore DOCG Sassella

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Ero ancora giovane moro e magro e con qualche velleità sportiva quando conquistammo la serie B di calcio a 5 con la squadra del mio paese, l’Osteria Grande. La prima trasferta era proprio in piena Valtellina, e per la prima volta vidi questa bellissima e suggestiva valle. Poco più di 50 km che dal lago di Como salgono fino alle Alpi. Valle che in pochi aggettivi si può definire elegante fine e potente, che, guarda caso sono gli stessi aggettivi che mi vengono in mente per il nebbiolo. Difatti la Valtellina è l’altra grande enclave (dopo le Langhe) dove il nebbiolo sa esprimersi meglio.
E’ proprio in questa valle e con questo vitigno che negli anni si è imposto Mamete Prevostini divenendo quasi un’icona per il territorio.
La bottiglia che degusteremo quest’oggi è il suo Sommarovina 2012 Valtellina Superiore DOCG Sassella, frutto di nebbiolo in purezza di un unico appezzamento di Triasso in provincia di Sondrio. Il territorio è particolarmente favorevole, si crea un microclima quasi unico, ottima ventilazione, forti escursioni e temperature che anche in questa stagione arriva intorno ai 20°.
Appena verso il primo calice si evidenzia un bel colore rosso granato scuro ma con una scarsa densità di colore che lo rende leggermente trasparente nella classicità e tipicità del nebbiolo. Al naso i profumi sono suadenti, intensi e persistenti, ma la cosa che più mi colpisce è l’assoluta eleganza. Su tutto le note di piccoli frutti rossi maturi quali lamponi, more e ciliegia durone sono nette e franche, così come una bella rosa rossa. Qualche roteazione e i terziari da spezie iniziano a evolversi e prendere spessore, pepe verde, tabacco e un po’ di liquerizia. Anche al palato mantiene quanto di buono esprime il naso, più che potenza eleganza e finezza. La sensazione che più mi colpisce è l’assoluta e disarmante bevibilità, senza accorgermene il primo bicchiere è finito ancor prima che prendessi in mano la penna per due appunti. Il tannino è presente e ben assestato ma sempre vellutato e d’impostazione elegante asciugando il sorso che comunque rimane molto Fresco. Più persistente che intenso ha nel finale una bella persistenza sapido minerale dove è evidente il ritorno del frutto con mandorla chiarissima.
In poche parole un bel vino che in un unico aggettivo chiamerei aristocratico.
Consiglio di degustarlo in calici a tulipano di media grandezza ed ad una temperatura di 16-18° in modo da poterne apprezzare al meglio tutte le caratteristiche.
Io l’ho abbinato ad una succulenta tagliata di manzo con patate, e l’abbinamento era particolarmente riuscito son il binomio fresco tannico di buon supporto sulla succulenza della carne.
Ottima idea è quella di abbinarlo anche a carni rosse o nere, come cervo e caprioli in preparazioni al forno, così come degustarlo accompagnando un bel tagliere di salumi e formaggi, quest’ultimi di media o grande stagionatura, meglio se bovini.
Vino particolarmente adatto ad una bella cena, casomai romantica per festeggiare il vostro anniversario in quanto non c’è abbinamento migliore che condividere un calice o più con la persona amata.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi