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"La vita รจ troppo breve, per bere del vino cattivo." - Lessing

Il Camposilio 2013 IGT Toscana de Il Fossato

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Con l’inizio del 2017 ho deciso di far visita ad un’azienda produttrice, con la quale ho avuto un incontro ravvicinato durante una delle nostre performances sommelieristiche.
Approfittando di una bella giornata di sole mi sono avventurato verso il Mugello, in terra di Toscana, al crocevia tra Fiesole e Vaglia, a circa otto chilometri dal centro di Firenze e sono arrivato nell’azienda “Il Fossato”, meta della mia ricerca.
Il titolare è il signor Francesco Gori che, coadiuvato dall’enologo Manuel Pieri, conduce un fondo agricolo di 18 ettari, di cui 5 a vigneto con produzione annua di circa 12.000 bottiglie.
La bella giornata mi induce a sostare nelle vigne, tutte collocate ad un’altezza tra i 250 ed i 350 metri.
La tenuta si sviluppa in quella che un tempo era denominata “la Bandita di Pratolino”, ascrivibile alla famiglia Medici. Di questa nobile appartenenza restano solo le vestigia di un’antica casa di caccia, di cui è ancora visibile una vecchia cantina.
I terreni sono arenacei, calcareo marnosi e argillo-scistosi, con sedimenti fluvio lacustri.

CAMPOSILIO è un IGT, blend composto dal 65% di Merlot e 35% di Cabernet Sauvignon. Su questo vino il titolare ha indugiato molto, in quanto ha una vera passione per i blend bordolesi. Le uve vengono vinificate separatamente e successivamente assemblate, segue poi un affinamento in barrique per sei mesi.
Stappata la bottiglia il vino viene versato in due ampi bicchieri bordolesi che ben si addicono alla tipologia del prodotto.
Il colore è di un bel rubino intenso, quasi impenetrabile. La consistenza è importante. Roteando il vino nel bicchiere si formano numerosi archetti che immediatamente ci forniscono un’idea sulla percentuale alcolometrica che segna un deciso 14%.
Al naso è vellutato, ricco di frutta non completamente matura: prugna e uva spina rossa, una chiusura sul lampone e la mora; su tutti il sentore di peperone verde e di erba appena tagliata, importante mineralità.
In bocca i tannini sono ancora scalpitanti di gioventù ma ben integrati da un’acidità importante che riequilibra l’iniziale sensazione di astringenza; grafite e cioccolato amaro giocano a nascondino con le mie papille gustative. Un leggero retrogusto amaricante e un bel finale lungo concludono la mia esperienza sensoriale.
Questa interpretazione di due importanti vitigni, che dagli anni 80 si sono prepotentemente affermati in terra di Toscana, è decisamente modernista.
L’uso consapevole del legno rende questo vino molto più attuale di quelli prodotti con soste prolungate nelle barrique.
E’un vino che, pur mantenendo una veste austera e seriosa, riesce ad estrinsecare doti di piacevolezza e facilità di beva indiscutibili.
Io l’ho degustato in accompagnamento ad un piatto di pici alla salsiccia e una grigliata mista comprensiva di una croccante e succulenta fetta di pancetta, ma avrebbe ben figurato anche con un brasato o uno spezzatino con le patate e perché no? con le nostre meravigliose lasagne alla bolognese.

P.S. Scusate la foto, ma intento a gustarmi questo nettare, non mi sono concentrato sulla foto...

Gran Maestro Sommelier Achille Villani