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"Un pasto senza vino รจ come un giorno senza sole." - Brillat-Savarin

Colli Bolognesi Pignoletto Spumante Brut Nature 2016 Balli Vini

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Operare in un territorio, come noi di Aies facciamo nel bolognese, vuol dire stare attenti a tutto quel che succede. Così quando c’è una nuova azienda, bisogna assaggiarla ed in fretta, così per questa nuova recensione abbiamo recuperato le bottiglie di Balli Vini, nuova azienda di Alessio Balestri, giovane rampante che, anche se l’azienda è nuova opera da parecchi anni nel mondo vinicolo.
Le sue uve provengono da un altro nostro vecchio amico, quel Cesare Corazza di Lodi Corazza dove Alessio lavorava e dove ha seguito in prima persona la parte agronomica di quelle che poi sono diventate "le sue" uve. Aggiunta la parte enologica, con i suoi credo e i suoi pensieri, ecco pronta la batteria dei vini. Batteria che ho avuto di assaggiare per intero, ma che oggi focalizziamo sullo spumante di grechetto gentile.
La bottiglia che degustiamo è un Colli Bolognesi Pignoletto Spumante 2016 DOCG nella versione rifermentata in bottiglia e Brut Nature. Per l’appunto è tecnicamente un metodo classico, seppur breve, 9 mesi sui lieviti, con sboccatura e ridosaggio con altro vino della medesima serie e quindi senza aggiunta di “liqueur de dosage” contenente zucchero.
L’etichetta è molto bella, con la firma del soprannome di Alessio e un disegno moderno che fa sicuramente bella mostra. La retro etichetta è unita al fronte e contiene l’insolita analisi tecnica come a sottolineare: “non ho niente da nascondere”. Simpatica e vera l’aggiunta di una sua citazione: “La volontà di lasciare i residui di lieviti testimonia il voler valorizzare la caratteristica principale del vino: il suo sapore.”
Alla mescita si evidenzia un bel giallo paglierino con riflessi verdolini e una allegra spuma ravvivata da una moltitudine di fini bollicine. Al naso la prima parte è intrinseca di note di lieviti, crosta di pane, poi arriva il frutto leggermente amaro di matrice agrumata. In bocca entra irruento e centrale, la forte acidità è evidente ed affilata che tiene il sorso a centro lingua per poi plasmarsi ed apprezzare la coerenza del frutto percepito al naso. Il corpo non troppo pronunciato si addice alla tipologia. Abbastanza lungo di persistenza con un giusto finale sapido. Bello anche l’equilibrio e armonia complessiva col calice che oscilla tra il rustico e l’elegante raccogliendo i pregi dell’uno e dell’altro.
Per concludere direi che è un buon debutto, una bottiglia che si beve bene e volentieri, io l’ho abbinata ad un piatto di semplici spaghetti alle alici sott’olio del cantabrico e cipolla rossa di Medicina, abbinamento che mi ha soddisfatto in quanto la freschezza del vino accompagnava bene la crema creata dalla rosolatura della cipolla sulle alici disciolte e il finale sapido andava a braccetto col sapore delle alici stesse.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi