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"Chi beve solo acqua, ha qualcosa da nascondere." - Baudelaire

Pignoletto Frizzante DOCG sui lieviti 2016 Il Monticino

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E’ sempre con piacere assaggiare novità, e a noi di Aies le novità piacciono.
Ancor di più quando si tratta di tipologie di vino in cui noi, io prima di tutti, crediamo ciecamente, come per il nostro amato territorio al riguardo del grechetto gentile, alias Pignoletto nella sua più che tradizionale versione rifermentata in bottiglia.
Difatti alla gradita telefonata di Giacomo Morandi, factotum de Il Monticino in cui m’invitava a passare da lui per assaggiare la sua versione giunta in commercio pochi giorni fa, non ho fatto passare molto tempo prima di approvvigionarmene.
C’è poco da fare è proprio in questa versione che il Pignoletto da il meglio di se, ne sono sempre più convinto, ancor di più che nel Charmat o fermo. La corrispondenza vitigno-territorio-tradizione trasmette al calice quel qualcosa in più che solo assaggiandolo lo si può intuire. A suggellare questa mia convinzione c’è poi il confronto gastronomico, avete presente la cucina della “Grassa Bologna”? Cosa di meglio esiste per abbinarla che un bel “surlì”?
Ma torniamo alla nostra recensione del Pignoletto Frizzante DOCG sui lieviti 2016 del Monticino, anche se in seraltà esce come SA, senza annata. Bottiglia classica trasparente a mostrare l’ancora presente lievito e chiusura rigorosamente a corona. L’etichetta gialla in chiaro stile aziendale è sbarazzina ma identifica immediatamente l’azienda.
Alla mescita si evince subito una spuma prominente e duratura ed un colore giallo paglierino che si carica calice dopo calice. Al naso le note lievitose sono predominanti e rimandano ad un pane integrale, poi arriva il frutto agrumato del pompelmo e cedro. Al palato entra intenso e invasivo, il perlage è un mix di rustico ed elegante finezza (intesa come bollicina) che da dinamismo e profondità di beva. Quest’ultima è quasi disarmante, si beve un calice dietro l’altro senza rendersene conto grazie anche ad una piacevole sapidità e soprattutto anche al fatto che il sorso è pieno e saporito.
Un rifermentato fatto davvero bene, in cui si riesce ottimamente a capire come le conoscenze moderne possono impreziosire la rusticità della tradizione senza stravolgerla. Un sorso di bolognesità autentica.
Abbinamento? In apertura parlavo della grassa Bologna, e anche se siamo in piena estate non ho esitato a preparare una succulenta gramigna alla salciccia e salciccia alla griglia per secondo, abbinando questa bottiglia all’intero pasto. Posso confermare che si è trattato di un ottimo binomio, la fragranza e corposità del vino erano pressoché perfetti per la gramigna, ne la minestra (a Bologna chiamiamo così anche la pasta asciutta) ne il vino dominavano. Ottimo il comportamento anche sulla salciccia alla griglia, la forte freschezza ripuliva bene la bocca dalla grassezza della salciccia e la sapidità andava a braccetto con la speziatura della salciccia.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi