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La forza sconvolgente del vino penetra l’uomo e nelle vene sparge e distribuisce l’ardore. (Lucrezio)

Naigarten 2010

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I Colli Bolognesi hanno superato la filossera anche grazie ad un vitigno il Negretto, ormai scomparso, che aveva una grossa resistenza. Ad inizio secolo attorno al 1902 gli ettari vitati nel bolognese erano coperti per il 70% proprio da questo vitigno.
Lo sviluppo, la crescita, la necessità di avere uva con rese maggiori, con maggior impatto gustativo sul pubblico a fatto si che quest’uva fosse fino a pochi anni fa orami scomparsa e sostituita dai più moderni e adattabili vitigni Cabernet Sauvignon e Merlot.
Negli ultimi anni (per fortuna, concedetemelo) c’è stata invece una riscoperta e valorizzazione anche per merito delle tecniche moderne di vinificazione che hanno reso possibile l’ottimizzazione di questo vitigno.
Certamente questo è dovuto anche alla moda che sta andando verso la riscoperta degli autoctoni e del km zero, ed il Negretto è quanto di più bolognese si possa avere nel vino, al pari del bianco Pignoletto.
A Bologna il Negretto è conosciuto nella tradizione popolare come “al nigarten” il negrettino e sicuramente è il vino che più di tutti trasmette bolognesità, il cosiddetto terroir, difatti è un vino semplice ma fresco e sincero pur con la sua alta tannicità.
A tutt’oggi sono poche le aziende che lo vinificano in purezza, una di queste è Gradizzolo, piccola realtà di Monteveglio conosciuta anche per la il loro rispetto incondizionato della natura, infatti Antonio Ognibene, coltiva le proprie vigne senza concimi e fertilizzanti di sintesi, in armonia con la natura, mentre la potatura e la vendemmia vengono effettuate rigorosamente a mano e quindi i vini che produce oltre che biologici sono anche “naturali”.
Il vino che abbiamo degustato invece è il NAIGARTEN 2010 negretto in purezza.
La bottiglia è la borgognotta che aumenta conferma l’importanza del vino oltre che elegante pur essendo sobria e priva di fronzoli con una chiara etichetta dove il nome del vino altro non è che il nome del vitigno in dialetto bolognese.
Alla mescita rileva un rosso rubino abbastanza cupo e pieno, mentre al naso risalta subito la fruttuosità e le note floreali. La prima cosa che colpisce sono comunque i sentori fruttati in piena maturazione, sentori che ricordano le more, ribes e la fragola stramatura. Tra i fiori invece colpisce la rosa in primis che poi lascia alla viola e note di tulipano. I profumi comunque sono sia molto intensi che persistenti, oltre che gradevoli, freschi ma soprattutto franchi.
Anche al momento dalla degustazione colpisce per intensità, l’ingrasso in bocca è importante, denotando un vino caldo, ma non caldissimo, difatti il grado alcolico è moderato, secco e soprattutto persistente.
Tra le prime impressioni c’è sicuramente la freschezza, che pur essendo un rosso è ben presente, con una discreta acidità, ma sul finire il tannino ritornava padrone rilevando con importanza la sua presenza. Tannino che comunque non risultava mai né invadente né fastidioso, ma che svolgeva egregiamente il suo lavoro di asciugatura del cavo orale.
Vino semplice, di struttura non imponente ma di grandissima armonia e finezza con una eccezionale bevibilità che ogni sorso invoglia il sorso successivo. Si fa apprezzare anche con questi primi caldi, nonostante dia il meglio di se a temperature ambiente intorno ai 16-18°.
Come da premessa un vino che rispecchia appieno il terroir bolognese e che sa di Bologna di sorso in sorso, che fa della sua semplicità e facilità di beva il suo punto forte, in sostanza un vino che noi di Aies possiamo indicare come eccellenza col cappello!
Tra gli abbinamenti consigliati sicuramente primi piatti con sughi rossi di carne, carne rossa, pollami importanti e ben farciti, salumi e formaggi di media stagionatore.
Io l’ho abbinato a delle quaglie ripiene di salciccia e arrotolate nella pancetta come da tradizione bolognese e il vino si è dimostrato valente compagno.
Nella tenuta di Antonio sorge anche un pregevole agriturismo per cui nelle scampagnate fuori porta domenicali, e non solo, può essere una interessante meta.

Paride Cocchi
Maestro Enogastronomo Sommelier Aies

GRADIZZOLO
Via Invernata, 2
40050 Monteveglio BO
Tel e fax 051.830265
www.gradizzolo.it