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Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, né ferito, morto. (Woody Allen)

MONTEFALCO ROSSO 2008 DOC Tenuta Castelbuono, gruppo LUNELLI

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Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e… se ne parla. Edoardo VII (1841 – 1910)
La famiglia Lunelli (già proprietaria delle Cantine Ferrari) dagli anni ‘80 ha iniziato ad espandersi e dal 2001 ha creato la Tenuta di Castelbuono, i primi vini hanno visto la luce nel 2003 con il Montefalco Sagrantino, e l’anno successivo il Montefalco Rosso.
Il vino che degustiamo oggi è il Montefalco Rosso DOC 2008, colpisce subito l’etichetta, semplice quanto elegante, specchio dello stile che contraddistingue i vini prodotti dalla famiglia Lunelli.
Le uve che compongono questo vino sono per il 70% Sangiovese, 15% Sagrantino, per il restante 15% Cabernet e Merlot; le rese per ettaro sono quelle di un vino di qualità, 55hl per ettaro ed il tipo di allevamento è il cordone speronato.
La maturazione avviene, dopo la fermentazione alcolica e malolattica, in parte in barriques da 225l ed in parte in tonneaux da 500l per 12 mesi, dopodiché il vino si affina per un minimo di 6 mesi in bottiglia.
Passiamo alla degustazione vera e propria: il colore si presenta rosso rubino con riflessi brillanti, al naso si sentono profumi di marasca sotto spirito, ciliegia con note di vaniglia, pepe, cannella, chiodi di garofano e un sentore balsamico: il bouquet è quindi ampio!
In bocca è caldo, morbido e abbastanza rotondo ma con una presenza di tannini e di acidità che controbilancia sufficientemente la morbidezza dell’invecchiamento in legno...
L’annata del vino in degustazione è 2008 ma per le tipologie del vino e della vinificazione si presta anche ad un interessante invecchiamento di 2°3 anni.
Consiglio di degustarlo a temperatura ambiente, tra i 15-18 gradi, in calici a tulipano, ampi ma non troppo, con tendenza a chiudersi nell’imboccatura
È sicuramente un vino strutturato che per le sue caratteristiche ben si abbina ad una svariata quantità di piatti: da un piatto di pasta con un sugo di cacciagione ad un secondo piatto discretamente strutturato e complesso come un arrosto, se bevuto più giovane può supportare anche una tagliata di manzo agli odori.

Maestro Enogastronomo Andrea Cocchi