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“Il vino è composto di umore e di luce.” (Galileo Galilei)

ALTEMASI RISERVA GRAAL 2004 di Cavit

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La voglia dell’estate che quest’anno non pare abbia intenzione di farsi vedere mi costringe a ricrearmela artificiosamente. La mia idea di estate è un bel piatto di spaghetti alle vongole seguiti da una calda e croccante frittura di paranza con un buona bollicina. Ricreare questi piatti, non è complicato né impossibile, ma mangiarli in terrazza a 10 gradi è pressoché impossibile, per cui per rialzare il morale necessita un abbinamento con la A maiuscola. La scelta per la recensione del mese è di conseguenza caduta sulla Riserva Graal 2004 Altemasi di Cavit, un grande spumante, una grande bottiglia di una storica azienda che da sempre tiene alto il nome della DOC Trento come una delle zone più vocate alla spumantistica italiana. La Cavit è una cooperativa che racchiude molte realtà artigianali tutte altamente legate al territorio trentino. Coprono un’ampia zona vitata, ma le uve di questa riserva sono state selezionate sull’altopiano Brentonico e nella Valle dei Laghi ad importanti altezze. La lavorazione che ne segue anch’essa importante, le uve di cui è composto sono lo chardonnay per il 70% e il pinot nero per il restante 30% vinificate in bianco e messe a fermentare in acciaio e barrique, poi la presa di spuma è fatta in bottiglia, dove permane per almeno 48 mesi, dopo di che viene fatta sboccatura. Nel nostro caso, la Riserva Graal 2004 Altemasi, la permanenza sui lievito è stata di ben 72 mesi e la sboccature è stata fatta nel 2011.
La bottiglia è la classica champagnotta, sormontata da un’etichetta sobria che dona prestigio e imponenza, colore oro e dalla tipica forma romboidale che ben identifica il prodotto..
Il colore è un giallo paglierino pieno con luminosi e brillanti riflessi dorati, notevolissimo il fine e continuo perlage. Al naso è fine ed elegante, tipico e di gradevolissima armonia. Profumi franchi e freschi di fiori bianchi e frutta; tra i primi direi un bel tiglio per la frutta è nitida la territoriale mela. Nette anche le sensazioni di frutta secca leggermente tostata ben attorniate da note agrumate. Ben presenti anche le note da lievito che integrano le più lontane note terziare della vaniglia.
In bocca si denota subito vibrante e scattante pieno di nerbo, con un’intensità notevole, secco e caldo, ma con una morbidezza intrinseca chiara e soprattutto elegante, donata da una bollicina numerosissima ma piccola e setosa. Buonissima acidità riscontrabile da una freschezza molto equilibrata che si assolitilia nel finale. Buonissima la persistenza gustativa che permette di godere appieno della complessità delle emozioni retro gustative. Grande corpo e struttura che sono integrati in una grandissima armonia complessiva. Sapiente il dosaggio dell’eleganza dello chardonnay e il carattere del Pinot Nero che pare molto ben riuscito, soprattutto nel lungo e ben bilanciato finale sapido, di una sapidità minerale. Notevolissima la facilità di beva che invoglia al sorso successivo.
Le aspettative di questo vino, da anni riconosciuto come uno dei più importanti spumanti italiani, sono state mantenute, ed ora che anche noi di Aies abbiamo avuto il piacere di raccontarvelo, possiamo concludere che si tratta di uno dei migliori “Calice col Cappello” mai assaggiato.
Consiglio di berlo fresco, ma non freddissimo, per non chiudere la complessità olfattiva, ad una temperatura di 8°-10° nei classici bicchieri per metodo classico, con svasatura sullo stelo e apertura a tulipano del calice.
Io l’ho abbinato ad un buon spaghetto alla vongole e una frittura di pesce e si è trattato di un ottimo e piacevole abbinamento, la freschezza del vino ha ben contrastato la cremosità dello spaghetto, mentre le bollicine hanno contribuito alla sgrassatura della frittura con il buon corpo presente ha ben retto anche le parti di merluzzo della frittura. Possiamo abbinarlo anche ad altri piatti sempre a base di pesce e torte salate di verdura, audace e da provare anche con una terrina di coniglio. Sempre perfetto e non banale l’utilizzo come aperitivo, o come rinfrancante d’umore per regalarsi un piacere della vita.
Ricordate sempre che il miglior abbinamento rimane quello di condividerne un calice con la persona amata o anche per conquistarla, mai come questa volta sarà avvolta dalle vostre brame.

Maestro Enogastronomo Sommelier Paride Cocchi

 

CAVIT
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38123 Trento
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