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E’l vin sia temprato, poco e spesso. Non fuor di pasto, né a stomaco vuoto; Il vino consumato dallo imbraco, esso vino col bevitore si vendica. (Leonardo da Vinci)

CASTRUM CASTROCARI Sangiovese Igp Forlì 2009 di MARTA VALPIANI

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Un tardo pomeriggio di quest’autunno, climaticamente indeciso, ho preso la mia auto e mi sono diretto verso una cantina che non conoscevo, quella di Marta Valpiani. La direzione me l’hanno data due eno amici e fonte di informazioni sempre interessanti, quali Duccio Armenio e Francesco Falcone, così ho raggiunto Castrocaro nelle prime colline forlivesi, dove gli ultimi lembi di pianura padana lasciano all’incombente appennino tosco romagnolo la patria podestà. Ad accogliermi c’era Elisa Mazzavillani, figlia di Mara Valpiani, colei che da un paio di vendemmia ha preso sapientemente le redini dell’azienda.
La visita si è rilevata piacevolissima, Elisa si è dimostrata grandissima persona, idee chiare e decisone operativa, come me condivide le due regole che fanno perno nel mio pensiero vinicolo, cioè vini in purezza e autoctoni.
La zona è qualcosa di unico, la vista che si gode dalla terrazza panoramica aziendale ripaga di tante fatiche, riempie gli occhi di Romagnolità con la R maiuscola, spaziando dalla pianura fino al nostro amatissimo mare che non sarà caraibico, ma sicuramente un vero energico tranquillante per risollevare l’umore.
Elisa ha da poco preso le redini dell’azienda, prendendo in prima persona le scelte più ardue, che vanno dalla gestione d’impianto alla vinificazione, passando naturalmente dalla vendemmia. Ragazza dolce e affabile, instancabile lavoratrice, come dimostrano i suoi “post lavorativi” sui social network in orari che per altri equivalgono alla comodità del divano, ha partorito un vino che è unico nel suo genere nel panorama romagnolo, quel Castrum Castrocari Sangiovese Igp Forlì 2009 che degustiamo quest’oggi.
La bottiglia è la classifica bordolese a spalla alta con un’originale etichetta in verticale, che è raro segno di eleganza e sobrietà, che dona importanza alla bottiglia. Alla mescita il vino è rosso rubino, scarico di tonalità come il sangiovese difatti è, con riflessi tendenti al granato. Accostando il naso al calice sono invaso da un inebriante profumo ampio e complesso. Il profumo è sicuramente sia intenso sia persistente, le note sono tendenzialmente dolci, con punte piccanti e mi ricordano un frutto croccante e surmaturo, di piccole dimensioni, riconoscibile nella marasca e mora quasi in composta, alcune note floreali mi riportano a una viola mammola e una classicissima rosa rossa in fase di appassimento. Il vino si concede ampiamente dopo qualche roteazione del calice, evidenziando anche le note terziare date dalla spezie dolci tra le quali si riconoscono una franca cannella e una sfuggente vaniglia.
All’assaggio questa vendemmia tardiva risulta intensa e persistente irradia la bocca, sicuramente molto equilibrata con le componenti dure e quelle morbide a ben bilanciarsi. Nonostante sia una vendemmia tardiva, risulta secco, questo perché la metologia utilizzata da Elisa è simile a quella dell’Amarone, per semplificare il concetto, le uve vengono lasciate sulla pianta ad appassire un mesetto ancora dalla convenzionale maturazione, poi segue la classica vinificazione, fino a portare il mosto a zero di zucchero. La successiva maturazione avviene in parte in acciaio in parte in barrique di secondo o terzo passaggio, per poi essere riassemblato per l’affinamento in bottiglia. Ne risulta così un prodotto unico nel suo genere in questa Romagna che sta procedendo spedita verso una qualità sempre maggiore, che ne dicano critici più autorevoli del sottoscritto.
Vino secco, ed abbastanza generoso nell’approccio glicerico, ma d’impostazione morbida con il tannino ben presente ma vellutato a svolgere benissimo il suo compito. Ottima l’acidità che dona una gustosa freschezza che è ben intrecciata con la sapidità di carattere salino minerale dovuto al terroir dove i calanchi la fanno da padrona e dove Elisa coltiva queste vigne. Se avrete la fortuna come me di visitarle, questa sapidità ritrovata nel bicchiere acquista ancor più valore. Queste ultime due sensazioni sono evidenti e molto piacevoli durante la sua lunghissima persistenza, dove tornano anche sensazioni d’impronta piccante che mi ricordano il pepe verde oltre che al franco richiamo fruttato. In poche parole un grande vino, di una bevibilità pazzesca, non ti stancheresti mai di assaggiarlo, e che si mantiene benissimo anche nell’assaggio del giorno dopo, ammesso che ne rimanga. Ora che anche noi di Aies lo abbiamo assaggiato, possiamo tranquillamente decretare questo Castrum Castrocari 2009 un vino col calice col cappello.
Consiglio di servire questo vino ad una temperatura di circa 18°, 20° ed in ampi calici di buone dimensioni. Non occorre nemmeno decantarlo, anche perché è molto piacevole scoprire l’evoluzione di un vino nel corso della serata.
Come abbinamenti l’ideale è con un’anatra al forno, ma da il meglio di se anche durante il classico pranzo romagnolo della domenica a base di un’ottima lasagna verde al forno passando vitello arrosto con patate, anche la tagliata non troppo cotta è una buona idea. Le noti piccanti si sposano a meraviglia anche con uno ottimo parmigiano di 30-36 mesi.
Io l’ho abbinato ad un pollo alla diavola alla brace, abbinamento limite in quanto il vino tende a sovrastare il pollo, ma se ben speziato e ben cotto l’abbinamento risulta molto più godurioso di quanto la tecnica dica. Vino impeccabile anche per una cena a due, in quanto non c’è abbinamento migliore di quello di condividerne un calice con la persona amata. Perfetto anche da bersi da solo, ma non da soli, per regalarsi un piacere e per risollevarsi l’umore.

Maestro Enogastronomo Sommelier Paride Cocchi

CANTINA VINICOLA MARTA VALPIANI
Via Bagnolo, 156 e 158
47011 Castrocaro Terme FC
Tel. 0543.769598
info@vinimartavalpiani.it