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“L'ambrosia degli Dei che si decanta nun è che malvasia chi si produci da 'na viti ch'a Lipari si chianta.” (Abate Meli - poeta dialettale Siciliano)

INFINITUM Sangiovese Colli d’Imola DOC Riserva 2009 di ZUFFA AUGUSTO

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L’Emilia – Romagna è una regione unica, ma con due cuori ben distinti. Il trattino che divide la denominazione, non è solo per separare i due termini, ma è una vera e propria striscia di terra reale e viva.
Questa striscia altro non è che quella parte di confine che i romagnoli chiamano Emilia, e gli emiliani chiamano Romagna. Difatti i confini politici differenziano di qualche chilometro da quelli geografici, e proprio in questo lembo di terra che ha sede l’azienda Zuffa che produce l’Infinitum Sangiovese Colli d’Imola DOC Riserva 2009. Questa striscia di terra la conosco benissimo, ha dato anche i miei natali e mi ha visto crescere sia come persona che come degustatore, è una terra appena smossa, l’appenino alza i propri metri proprio qua e infonde in questa gamma di Sangiovesi delle notte più minerali, sapide e dal tratto sottile. Non per niente queste particolarità sono tipiche dei vini bianchi di cui l’Emilia è ambasciatrice e ritrovarli nel sangiovese, di cui questa volta è la Romagna ad esserne ambasciatrice non è facile, anzi crea proprio la particolarità di questa specifica micro zona.
L’azienda in questione Zuffa è presente da quasi mezzo secolo sul territorio, prima con il padre Marino ora con il figlio Augusto. Quest’ultimo con idee chiare, carisma e capacità ha dato una nuova impronta di vitalità, ha intrapreso la strada del biologo con convinzione e non per moda, partecipando anche alla stesura del Manuale del Biologico edito dal Sole 24 Ore. Difatti il vino che andremo a degustare è un vino prodotto da uva biologica in quanto nell’annata 2009 era ancora in vigore la vecchia normativa che proibiva il vino biologico, ma l’attenzione che Augusto metteva in cantina (oltre che in vigna) era allora, come oggi ai massimi livelli.
Ma andiamo con ordine, l’Infinitum Sangiovese Colli d’Imola DOC Riserva 2009 si presenta nella classica bottiglia bordolese, la nuova etichetta è semplice e chiara, spiega esattamente cosa andremo ad assaggiare, in più è presente il logo che identifica la bottiglia come prodotto bio.
Alla mescita il colore è un luminoso rosso granato con riflessi sull’unghia più cupi, mentre il naso è tipico ed ampio con note fruttate e floreali ed evidenti anche quelle speziature terziare di legno. Tra questi le nette note di frutta soda a pasta rossa, ciliegia e prugna in primis si alternano alle eleganti sensazioni floreali con una franca e tipica nota di viola mammola da non lasciare dubbi, più fugace la sensazione di geranio e rosa, evidenti anche i profumi terziari dovuti al passaggio in “carati” di rovere di 225 litri che donano note di cioccolato amaro, china e un non nulla di noce moscata. Sono tutti profumi che colpiscono sia per intensità che persistenza, di carattere elegante e fine. Questi carati sono conservati nella storica cantina a volte dell’azienda dell’epoca del settecento.
Passando all’assaggio la prima sensazione che è ho provato è stata: questo è sangiovese!!! O meglio, sapevo benissimo che era sangiovese, ma questo è il MIO sangiovese, quello con cui sono cresciuto e che meglio conosco nei meandri della mia memoria, mi ha fatto tornare indietro di un bel ventennio, alle grigliate con gli amici in cui il vino superava la carne. Mi rendo conto che non è una descrizione tecnica, ma è la prima cosa che ho provato, comunque all’ingresso in bocca il vino è intenso e abbastanza persistente,
la bocca rimane definita, precisa e disinvolta, sul finale ha un allungo saporito di contrasto sapido tannico. Il tannino è si presente e pungente ma ha già una trama ammorbidita che gli dona vellutatezza. Ha ancora una discreta acidità che si tramuta in una freschezza chiara ed evidente che rende una grandissima bevibilità a questo vino. Buoni anche il corpo e la struttura, il primo dal tratto sottile nonostante in suo non essere snello, con un eccellente equilibrio di componenti morbide e dure, colpisce durante la persistenza gustativa si apprezza chiaramente questa sapidità dal tratto minerale sabbioso tipico dei nostri calancuosi appennini.
Per concludere un ottimo sangiovese che mi ha ricordato il “mio sangiovese” e che ho riassaggiato con piacere. Consiglio di degustarlo in calici a tulipano ampi per ossigenarlo al meglio, ed ad una temperatura di circa 16°, 18°, più o meno quella ambiente di questo mite autunno.
Come abbinamenti è particolarmente indicato con umidi, intingoli e brasati. Ottime soddisfazioni anche con le carni alla griglia e cacciagione, quest’ultima però ingentilita da un intingolo al pomodoro. Tipico anche da degustare a tutto pasto, casomai un pasto festivo con qualche caloria in più, anche se in Romagna con le calorie non si scherza neanche col quotidiano.
Io l’ho abbinato ad una sontuosa bistecca alla griglia e mi ha particolarmente soddisfatto. Regge bene anche il calice del giorno dopo, dove nonostante qualche profumo in meno ha acquistato equilibrio e spessore dato dall’ossigenazione. Ma ricordate sempre che il miglior abbinamento è quello di condividerne un paio di calici con le persone amate.

Maestro Enogastronomo Sommelier Paride Cocchi

Azienda Vitivinicola Biologica Zuffa
Via Sellustra 9, 40026 Imola (BO)
Tel Mobile: 347 2208255 –
www.zuffa.it
Email: info@zuffa.it