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“Dove intra el vin, scapa la vergogna.” (Anonimo)

MONTERE' Albana 2006 Ravenna Bianco IGT

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Sono stati sufficienti una trentina di minuti di auto, una sera di agosto cittadino, a farmi rincontrare con un vignaiolo con cui condivido da diverso tempo la passione e l’entusiasmo per i vini “inconsueti”. Il vignaiolo in questione altro non è che Paolo Babini artefice e condottiero assieme alla tenace moglie Katia di quella Vigne dei Boschi che da qualche anno a questa parte fa ben parlare di se.

La serata in questione era Calici di Stelle di Brisighella, quella parte di Romagna che si alza verso la Toscana che qua dista veramente poco. Mentre i vini “inconsueti” altro non sono che vini che fregandosene delle mode, dei saputelli e soprattutto delle standardizzazioni inseguono la valorizzazione di un terroir attraverso l’andamento dell’annata. Vini che sono esclusivamente assemblaggio di uva e di artigiano, nient’altro, niente chimica, niente fitofarmaci, niente lieviti selezionati, niente filtrazioni. La vigna viene coltivata seguendo la filosofia biodinamica, mentre in cantina si sfruttano i lieviti autoctoni e maturazioni tradizionali, sottolineo che queste scelte i coniugi Babini le hanno fatte nel 1994, un ventennio fa!

La serata è passata tra allegre chiacchere e dopo aver assaggiato diversi prodotti di diverse annate il mio calice ha incontrato l’Albana che andremo a degustare quest’oggi, anche perché è stato impossibile non prendersene un’altra per un riassaggio con più calma.

L’albana in questione è la MonteRè 2006 Ravenna Bianco IGT, una versione di albana estrema, macerata sulle bucce, fermentata e maturata in barrique di rovere francese per 12 mesi.

La bottiglia è la bordolese a spalla alta, sormontata da una bella etichetta in pieno stile Vigne dei Boschi, bicolore bianca gialla con lo stemma che identifica immediatamente la produzione di Babini a ricordare il susseguirsi delle lune in perfetto stile Steiner.

Alla mescita si viene immediatamente colpiti da un insolito colore dorato carico, con evidenti riflessi aranciati che fanno risaltare ancor di più la macerazione e l’invecchiamento subito da questo vino.

Questo invecchiamento è ancora più evidente al naso, dove si è invasi da un pout pourì di aromi. Certo questo vino va aspettato, appena aperto lascia qualche fugace traccia di volatile e ossidazione, ma è un momento, basta qualche roteazione del bicchiere e pochi minuti poi le piacevoli note balsamiche di erbe officinali si intrinsecano a note mature di frutta candita (quella vera siciliana, non i canditi del panettone industriale, ndr), di mandorla tostata. Evidenti anche la terziaria cannella. Sono comunque profumi intensi e persistenti, non perfettamente puliti in apertura, ma che si armonizzano dopo pochi minuti, rasentando un buon grado di finezza.

La bocca invece è sorprendentemente scattante ed evoluta, assolutamente non banale, intensa e lunga ed in perfetta armonia.

Nonostante il vino in questione sia senza dubbio secco, l’impressione di una grassezza intrinseca è evidente, l’acidità, nonostante i 7 anni di invecchiamento è ancora elevata e dona una bevibilità di assoluto piacere, aiutata anche da una sapidità minerale molto interessante. Sorprendente anche la presenza del tannino che è ben evidente ed armonioso oltre che molto tipico, sia per tipologia di vitigno che di scelta di vinificazione. Notevole anche il corpo e la struttura di questa buonissima albana, che nonostante l’approdo glicerico sia notevole rimane di una piacevolissima beva. Nella sua prolungata persistenza è un piacere godere di un retro gustativo che mi ricorda da prima la frutta secca avvolta dal miele per poi lasciare il posto alla sapidità chiudendo in maniera netta e decisa sul frutto eccicato. Regge molto bene anche il calice del giorno dopo, anzi, l’apertura anticipata gli permette di esprimersi meglio, confermando sia la prova sensoriale che gustativa, rendendo l’ultima parte della bottiglia, ammesso che ve ne rimanga, un altro piccolo piacere.

Ora che anche noi di Aies lo abbiamo assaggiato, possiamo sicuramente decretare questo MonteRè di Vigna dei Boschi un vino dal “Calice col cappello”.

Consiglio di servirlo in ampi calici a tulipano ed ad una temperatura di servizio di circa 12°-14° in modo tale da evidenziare ancor di più le particolarità di questo vino.

Come abbinamento è un vino in grado di reggere l’intero pasto, dall’antipasto sia a base di torte salate di verdura che di salumi con importanti lardelli, fino a secondi piatti a base di carne bianca al forno od alla griglia, quali pollo alla diavola, arrotolato di tacchino, ovviamente passando da primi piatti a base di verdure o ragout bianchi. Regge molto bene anche lee tradizionali tagliatelle col tipico ragout dell’Emilia Romagna.

Per un abbinamento insolito, ma godurioso, provate un calice con i tortellini in brodo, i macerati, come quest’albana anno un loro perché con la grassezza del brodo. Provate e sappiatemi dire; io però l’ho abbinato ad un ottimo coniglio al forno con funghi e sia il coniglio che il MonteRè ne hanno tratto giovamento. La prova di durata del giorno dopo è stata con una coscia di pollo al forno, ma stavolta senza supporto di spezie il vino, giovando anche dell’apertura del giorno prima, ha sovrastato il piatto, non che mi sia dispiaciuto, mi ha fatto così apprezzare ancor di più questo vino.

Ricordate però che l’abbinamento migliore rimane quello di condividerne un calice, o meglio due, con le persona amate, godrete così di due piaceri.

Maestro Enogastronomo Sommelier Paride Cocchi

 

VIGNE DEI BOSCHI

Via Tura, 7/a 48013 Brisighella (RA) m +39 338 9949367 m +39 347 1404604

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