Eventi

« Dicembre 2017 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
“Il vino è un assai gioviale creatura, se è ben usata.” (W. Shakespeare)

UBI MAIOR Vino da tavola Lambrusco TENUTA PEDERZANA

Torna alla lista delle recensioni

Essere o non essere , questo è il problema. Essere lambrusco, vino che al massimo arriva al 12 % di alcol o diventare un vino a se stante che segna un importante 15,5% e forse oltre? Nascere come vino da bere entro la vendemmia successiva o poco più o diventare un grande vino da invecchiamento? La lungimiranza di un produttore di Castelvetro, Francesco Gibellini, della Tenuta Pederzana, ci ha regalato questa particolarità enologica che è destinata a far discutere sia i puristi del lambrusco tradizionale che i curiosi, come me, che considerano l’uva un appunto, una partenza, un la sul quale costruire qualcosa di misterioso che da migliaia di anni ci affascina: il vino. Due attività, quella in vigna che deve produrre uve perfette e quella in cantina che deve saper sperimentare per donarci prodotti unici, nel rispetto della salubrità.
Oscar Wilde ci ha omaggiati di un concetto unico:
“Che se ne parli bene, che se ne parli male, l’importante è che se ne parli!” E questo vino farà parlare il mondo enologico sia nel bene che nel male.
Franco Simonini, nonno acquisito (sposò in seconde nozze la nonna di Francesco), enologo ricercatore, selezionò un clone, riconosciuto unico al mondo e certificato dall’Università di Bologna, su cui è stata impostato tutto l’impianto dei vigneti della Tenuta Pederzana
Vigneto esposto a Sud-est, ad un’altezza di 200 mt, grappoli piccoli e spargoli, vendemmiati a metà ottobre e lasciati appassire per oltre due mesi, poi vinificati con macerazione sulle vinacce e fermentazione lenta per ridurre al minimo gli zuccheri residui
La bottiglia che ho degustato è del 2005; dopo il primo sorso mi sono autoaccusato di infanticidio, ma insensibile ho proseguito.
Colore rubino con nuances tendenti al granato, naso importante, inizialmente molto alcolico, e ne ha ben donde con il suo 15,5%. Poi si apre, con profumi che invadono le mie narici spaziando dalla composta di prugne a quella di frutti di bosco, una vena di liquirizia e vellutate note di cioccolata, profumi intensi e durevoli, con leggero sentore di vaniglia, marcatore indelebile della permanenza in barrique per 18 mesi.
Evidente prevalenza dei soli aromi terziari.
L’acidità bilancia perfettamente una struttura tannica veramente notevole che altrimenti risulterebbe squilibrata. Un vino dalle spalle larghe, secco e piacevolmente ammorbidito dai polialcoli. Io, oltre a degustarlo rigorosamente a digiuno, ho completato questa ricerca abbinandolo ad un brasato di manzo, raggiungendo un appagamento sensoriale sicuramente ascrivibile al “parfait mariage. Austero compagno a fine pasto, magari davanti al caminetto, lasciandosi cullare dal tepore del legno che brucia e dalla voluttà ed il calore che “Ubi Maior” sa sprigionare .

Maestro Enogastronomo Sommelier Achille Villani