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“Il vino è lo specchio dell’uomo.” (Alceo - Poeta lirico greco del VII sec. a.C.) “Dove non è vino non è amore e null’altro diletto havvi ai mortali.” (Euripide)

Verdicchio dei Castelli di Jesi classico de La Staffa 2012

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Questo strano inverno ha iniziato molto presto a lasciare spazio alla primavera, i campi sono già pieni di margherite, alcuni alberi da frutto sono già in fiore, ma quale che più importa le temperature sono già in netto rialzo. La voglia di assaggiare e bere (degustare, pardon) vini bianchi sale.
Noi di Aies stiamo lavorando alla prossima degustazione in programma il 27 marzo, dove affronteremo una bella panoramica sui Verdicchi, quale occasione migliore per non parlare del Verdicchio dei Castelli di Jesi classico de La Staffa 2012?
La scelta de La Staffa è stata facile, un consiglio del grande Francesco Falcone, condivisa dai suggerimenti di Quercetti, mi ha fatto scoprire questo gradevolissimo verdicchio.
L’azienda è molto nuova, nata nel 2009, quando Riccardo Baldi finisce la scuola diplomandosi e decide di portare avanti l’hobby del padre, trasformando la produzione casalinga di vino in una vera e propria attività. Forse chiamarlo hobby è riduttivo, in fin dei conti trattasi di 6 ettari vitati, per cui la necessità di un’attenzione particolare e soprattutto di una dedizione a tempo pieno era alta. Nonostante Riccardo abbia 20 anni decide di lanciarsi in quest’avventura, cosa molto inconsueta nel paese dei “bamboccioni”, la passione subito non c’è, ma tarda poco ad arrivare e si unisce ad idee chiare, tenacia e bravura facendo si che in pochi anni si iniziasse a parlare bene del verdicchio prodotto da questo ormai 23enne… e se a 23 anni non è uno dei produttori più giovani d’Italia, poco ci manca.
La zona di produzione è quella dei Castelli di Jesi, quella parte di Marche che dalle alture dell’appennino si volge buttandosi nel mediterraneo, donando un mix intrigante di terroir in quel di Staffolo in provincia di Ancona.
Quasi 30.000 sono le bottiglie prodotte dal “Golden Boy del Verdicchio” in agricoltura biodinamica, peraltro non dichiarata, ed al vino base aziendale il Verdicchio di questa recensione, viene affiancata la Riserva Rincrocca, più strutturata, più importante, ma che in quest’ultima annata prodotta meno rappresentativa, pur se molto buona dell’idea del progetto aziendale di Riccardo. A completare l’offerta anche il Rubinia, IGT Marche Rosso a base Montepulciano.
Tornando al nostro Verdicchio Castelli di Jesi 2012 de la staffa possiamo notare la bella e simpatica etichetta a forma ovale bianca e blu, con scritte e logo dorate e blu che attira quanto basta l’attenzione per farsi scegliere dallo scaffale.
Alla mescita si apprezza un bel giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso invece si evince un elegante bouquet fruttato e floreale, con alcune note vegetali. Il profumo è sia intenso che persistente, con sensazioni che tendono al dolce, evidente segno di una raccolta a maturazione completa e perfetta.
Il Verdicchio de la Staffa è un verdicchio in purezza, vinificato interamente in acciaio, Appena versato inizia il suo percorso olfattivo per le vie floreali, biancospino ma anche la più dolce ginestra in primis, lasciano spazio al fresco fruttato, mela renetta, pera, una soda pesca “col pelo” su tutto, lontanamente si percepiscono note di cedro che vengono affiancate da un vegetale ed erbaceo per chiudere con una articolata pietra focaia. In bocca si pone intenso e persistente, corposo e strutturato, lascia percepire la generosità glicerica, dando sensazioni di grassezza e pienezza che però non ostacolano la beva. Quest’ultima aiutata da una spiccata freschezza mascherata dalle sensazioni dolci e grasse, che donano importanza a questo eccellente verdicchio. Ricapitolando vino morbido e fresco con una spiccata salinità di estrazione… e qua sono in difficoltà, il mio palato è sicuro e certo che sia di estrazione salina, i miei studi ed esperienze degustativa spingono per l’estrazione minerale, come conciliare? Do retta al mio palato, supportato dal fatto che siamo sulla riva destra dove dovrebbe essere più netta la salinità. La chiusura in bocca mi fa tornare su un retrogusto e retronasale da mandorla amara che non viene sopraffatta dalla sapidità, lasciando quindi la bocca fresca, pulita e netta.
Ricapitolando un gran bel verdicchio intenso, equilibrato, fine ed elegante, ed ora che lo abbiamo assaggiato anche noi di Aies possiamo insignirlo del Calice col Cappello.
Consiglio di servire questo vino ad una temperatura di 10, 12 gradi in un calice dalla forma di tulipano di medie dimensioni e con la parte superiore che tende a ristringersi per far si che il profumo si armonizzi qualche istante prima dell’olfazione. Come abbinamento, questo Verdicchio è perfetto con antipasti di pesce, anche cruditè, e primi piatti sempre a base di pesce, e con verdure, purché queste ultime siano ancora croccanti nel caso siano cotte. Perfetto anche con pesci bianchi e azzurri non troppo carichi di salse e condimenti. Anche l’abbinamento con carni bianche, sformati di verdura dovrebbe essere complementare, ma io rimarrei sull’ittico. Difatti l’ho abbinato ad un ombrina alla mediterranea al forno, abbinamento che tende ad esaltare sia il vino che il pesce, andando a giocare sulle sensazioni grasse del vino e quelle magre del pesce. Regge molto bene anche al calice del giorno dopo, in questo caso in abbinamento ad una coscia di pollo, ma il meglio di se lo da col pesce.
Vino ideale per accompagnare un informale pranzo domenicale di coppia casomai, non appena il tempo lo permette, in infradito in spiaggia, ma l’abbinamento migliore rimane quello di condividerne un calice o più con la persona amata. Se volete assaggiare questo vino, non mancate alla nostra serata sui verdicchi, sul nostro sito a breve tutte le info.

Maestro Enogastronomo Sommelier Paride Cocchi

 

La Staffa
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