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“Date vino a chi ha l’animo amaro perché non si ricordi del suo dolore.” (dalla BIBBIA)

Donna Luigia 2012 Malvasia Colli Piacentini DOC di Torre Fornello

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I colli piacentini oltre al gutturnio, frutto delle uve nere bonarda e barbera, anch’esse vinificate in purezza sono terra di Malvasia, in questo caso nella varietà aromatica di Candia. In questo caso un’uva bianca, dalla forte caratterizzazione aromatica che proprio nel piacentino ha trovato la sua dimensione dando origine a diversi vini dolci che la critica più autorevole che la nostra ha posizionato ai vertici del panorama italiano. Alcune aziende sfruttando questa partenza hanno cercato nuove strade, nuove interpretazioni dando origine ad alcune espressioni di sicuro interesse.
E’ il caso del Donna Luigia Malvasia Colli Piacentini DOC 2012 di Torre Fornello.
L’azienda è storicamente presente sul territorio da tempo memorabile, tanto che la Torre che da origine al nome è stata edificata nel lontano 1400, ma diventa di proprietà della famiglia Sgorbati solamente nel 1972 e guidata caparbiamente da Enrico dal 1998 . E’ proprio Enrico a dare la svolta di personalità, inseguendo con successo la strada dell’innovazione, della modernità attraversando arte e cultura per inseguire un risultato di alta qualità sfruttando il territorio di origine.
Il terreno è quello alcalino di medio impasto nel cuore della Val Tidone, zona altamente vocata alla viticultura, specie nella varietà della Malvasia.
Il vino che degusteremo quest’oggi il Donna Luigia è ottenuto da uve scelte Malvasia di Candia Aromatica con una resa di 60 quintali per ettaro. Il 40% è vinificato con uve macerate a freddo per 24 ore e un contatto chat col mosto poi pressate in maniera soffice. Il restante 60% delle uve e stato solamente pressato sofficemente. Dopo la fermentazione dei mosti, il 40% del vino è maturato per sei mesi in barriques, mentre il restante è maturato in acciaio. Il nome invece deriva da Donna Luigia Scotti Douglas vissuta nel 1800 e proprietaria dell’azienda, discendente di una nobile famiglia scozzese dal forte carattere e personalità, un po’ come questo vino.
Tornando alla nostra degustazione, la bottiglia è la tanto tradizionale quanto elegante bordolese a spalla alta, con una bella etichetta beige bordeaux che riporta oltre al logo aziendale e alla doc di appartenenza il nome del vino stesso, lasciando al retro etichetta le informazioni di origine più tecnica.
Alla mescita il vino risulta di un giallo paglierino scarico, con qualche riflesso verdolino, mentre il naso è evoluto, importante e decisamente gradevole. I profumi primari della malvasia sono netti e franchi nella pulizia olfattiva assoluta, ma lo spettro aromatico è ad ampio registro . Il fruttato subito evidente riporta a sentori di frutta matura, pesca, albicocca si confondono con note più agrumate di pompelmo e cedro, il floreale riporta alla dolce ginestra, ma le note balsamiche da macchia mediterranea sono nitide nei sentori di salvia e maggiorana che virano in una menta sfuggente. Evidenti anche le sensazioni date dal legno che non è però dominante e si confondono con una vena mielosa e da panna montata. Passando alla degustazione, la prima sensazione che mi arriva alla mente è l’armonia generale unita ad un ottimo equilibro che rende questo vino molto piacevole. Risulta secco per con un riscontrabile residuo zuccherino, sicuramente voluto non per diventare piacione, ma per armonia complessiva. Grasso ed elegante, con una freschezza pronunciata che nasconde una delicata vena tannica che dona quel tocco di personalità che non guasta mai. Corpo e struttura nella media della categoria che ben supportano l’intrigante sapidità di derivazione minerale che viene evidenziata nella lunga persistenza.
Consiglio di bere questo vino ad una temperatura fresca ma non fredda, 10°-12° sono l’ideale, così come un bel calice a tulipano di media grandezza.
Come abbinamento io l’ho abbinato ad uno spaghetto trafilato al bronzo con aragosta, abbinamento godurioso ed ampiamente azzeccato in quanto il delicato residuo zuccherino del vino andava ad evidenziare il dolce dell’aragosta. Il Donna Luigia è perfetto con tutta la gamma dei pesci, purché in preparazione non troppo coperte da alimenti aggiuntivi come i pomodori per via della loro acidità. Perfetto anche con salumi e formaggi di medio impasto e invecchiamento ed anche erborinati. Per i più audaci risulta interessante e da provare con carne di cavallo, sia in filetto che in tartare o battuta.
Se ben chiuso e conservato regge bene anche il calice del giorno dopo, in questo caso abbinato ad un semplice tagliata di tonno al sesamo, anche in questo caso un buon abbinamento per le sensazioni dolce sia del tonno che del sesamo. L'abbinamento ideale rimane comunque quello di condividere un calice di questo Donna Luigia con la persona amata. Vino perfetto per essere consumato in una intima cena a due.
Se passate da piacenza, non esitate a visitare l’azienda, oltre che ad un ottima ospitalità troverete un ambiente storico culturale di alto livello.

Maestro Enogastronomo Sommelier Paride Cocchi

 

TORRE FORNELLO
Localita' Fornello

29010 Ziano Piacentino (PC)

tel: 0523 861001

www.torrefornello.it

vini@torrefornello.it