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“E dove non è vino non è amore, né alcun altro diletto hanno i mortali” (Euripide)

Riva del Ciliegio 2011 Pinot Nero IGT di Casè

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Una bella terra, un bel vitigno, attenzione e bravura del vignaiolo fanno sì che il vino che degusteremo quest’oggi sia un buonissimo vino.
Il vino che degustiamo è il Riva del Ciliegio 2011 Pinot Nero IGT di Casè, scommessa nata un decennio fa fatta da Alberto Anguissola in quel di Casal Pozzino in Val Trebbia cuore pulsante dei colli piacentini a circa 550 metri s.l.m.
Terreno fertile bianco quello dove su un rivone Alberto ha piantato questo ettaro del più nobile e lunatico dei vitigni, ma grande capacità unita al rifiuto di un qualsiasi prodotto chimico, tutto avviene in maniera naturale con il solo aiuto umano, inerbimento sottofila senza concimi chimici e senza prodotti di sintesi, rame e zolfo a proteggere la vite, raccolta manuale, dopo un giusto diradamento, sui ripidi pendii.
In cantina avviene la pigiatura, e la macerazione che arriva a quasi 40 giorni. Fermentazione che parte coi soli lieviti indigeni ne segue poi una maturazione di quasi 18 mesi in tonneau e barrique. Anche durante questa fase non si esegue nessun intervento “forzato”, nessun parametro viene corretto con interventi a posteriori, così come nessuna chiarifica o filtrazione avviene nell’imbottigliamento. Segue poi un periodo di affinamento in bottiglia più o meno lungo a seconda delle annate.
Il Riva del ciliegio 2011 di Casè ha l’importante bottiglia borgognotta con una sobria quanto elegante etichetta bianco anticato con scritto in rosso il nome dell’Azienza, mentre i restanti dati in bel carattere nero.
Alla mescita si evince un bel colore rosso quasi granato, non particolarmente cupo né concentrato come da caratteristica del vitigno, qualche rifesso rubino più luminoso sull’unghia a ricordarci la gioventù di lavorazione. Al naso è pulito e franco, intenso e persistente, trasmette un sensazione di selvaggia eleganza. E’ si elegante ma si sente quella rusticità che rende particolare l’olfazione dando quel tocco di fascino in più. Giocato principalmente sui piccoli frutti rossi di sottobosco, frutti ancora sodi ma pastosi, ribes in primis, poi more e lamponi, qualche nota speziata è chiara e netta pepe verde, note tartufate e di fungo che però non mascherano il floreale dove la rosa e la violetta. Nel finale, e dopo qualche roteazione completa un quadro più balsamico con una bela sensazione mentolata e di rosmarino.
Entra in bocca molto agile e scattante, corpo abbastanza snellito da un’acidità intensa e gradevole che avvolge tutto il cavo orale. Più intenso che persistente, molto equilibrato con un giusto tannino ben dosato che nonostante la gioventù e l’uso del legno risulta già morbido. In chiusura si apprezza una buona sapidità ad impreziosire la beva. La cosa che più mi ha colpito di questo vino è la sua estrema facilità di bevuta, cosa non facile col l’ostico e scorbutico pinot nero, praticamente la bottiglia resta sempre sollevata dal tavolo e il calice si svuota in un attimo.
Consiglio di bere questo vino in ampi calici a tulipano o in ballon, in quest’ultimo caso non grandissimi, in modo da ossigenarlo e goderne dei profumi. La temperatura di servizio consigliata è quella di 18° 20° gradi, cosa non facile da ottenere in questo periodo che sta iniziando.
Consiglio di abbinarlo a importanti piatti a base di carne, anche elaborate, come brasati e arrosti. Coi primi trova impiego solo nel caso di ragù particolarmente elaborati e paste all’uovo. Gradevole e da provare con la merenda pane e salame. Io l’ho abbinato ad un fagiano al forno con le immancabili patate arrosto, abbinamento dove la rusticità del vino ben si appropriava a quella del piatto, con la carne saporita e selvaggia che col il suo fondo di cottura veniva ben integrato al tannino, ed il corpo snello e scattante non sovrastava la carne.
Il Riva del ciliegio 2011 di Casè regge molto bene il calice del giorno dopo, anzi l’apertura così anticipata quasi lo solletica ed il vino rimane integro e perfetto. Anche in questo caso l’ho abbinato con l’ultima porzione del fagiano rimasto.
Perfetto anche da bersi nella classica cena tra amici del venerdì sera, avendo cura di scegliere amici attenti ed appassionati al vino, in quanto questa è si una facile bevuta, ma per nulla scontata. Perfetto anche per una importante cena d’affari o lavorativa.
L’abbinamento migliore rimane però quello di condividerne un calice con la persona amata, la coccolerete con raffinata ricercatezza.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi