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Il vino รจ la parte intellettuale del pranzo. (Mary Renault)

Foja Tonda Terra dei Forti Valdadige DOC 2009 di Albino Armani

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Questo strano e freddo inizio d’estate c’impone ancora serate fresche e cariche di pioggia che però ci regalano la voglia di vini rossi. A questo uniamo il mio viscerale amore / studio per i vitigni autoctoni e otteniamo il calice che andrò a degustare quest’oggi.
Ammetto la mia ignoranza per questo vitigno, non lo avevo mai sentito ne assaggiato. Non conoscevo ne ill suo nome italiano, quello dialettale, ora per fortuna ho colmato la lacuna e per di più con un ottimo assaggio. Il vino in questione è il Foja Tonda Terra dei Forti Valdadige DOC 2009 di Albino Armani, il vitigno è il Casetta, in dialetto per l’appunto Foja Tonda, in qualche testo chiamato anche Lambrusco Foja Tonda.
Questo vitigno ha vissuto una fase di declino fin al quasi totale abbandono, per far spazio a più produttivi e remunerativi vitigni internazionali. Questo fin quando, con grande tenacia e grande passione, Albino ha riiniziato ha deciso di recuperarlo. Nei vigneti ha recuperato marze dall’età imprecisata sfruttando biotipi coltivati in parte su piede franco e in parte su portinnesti Kober 5bb e 3309 (reimpianti recenti) nella zona della Vallegarina tra le provincie di Verona e Trento su terreni mono renici ricchi di scheletro e mediamente fertili e cosa importante, nel rispetto della metodologia della lotta integrata. L’azienda è storica, viticoltori dal 1607, ora qualche vendemmia dopo, è proprio Albino Armani a condurla, mixando conoscenza storica, capacità, modernità e attenzione spasmodica per tutto quello che ruota attorno al mondo del vino, nel totale rispetto per la terra per i luoghi e soprattutto nel rispetto per i vitigni.
La bottiglia è l’elegante bordolese a spalla alta, con l’altrettanto elegante etichetta esempio di finezza ed sobrietà nel suo candido bianco con scritte in tratto leggero nero.
Alla mescita si evince un bel rosso rubino vino e luminoso, con ampi riflessi violacei. Al naso invece si concede subito in armonia e eleganza. Chiare ed evidenti le note fruttate, riconducibili ad una frutta a pasta rossa di media grandezza e soda, prugna e susina in primis, poi mora a iosa. Nette anche le sensazioni vegetali che virano subito nel selvatico, un po’ di terra e fieno bagnato, un po’ di pelliccia si alternano alle spezie piccanti tipo pepe verde e un più sfuggente tabacco. La cosa inconsueta è che questi terziari, spesso riconducibili al legno, “provengo” dall’evoluzione del vitigno in quanto il vino ha fatto sia la fermentazione che l’affinamento in acciaio a temperatura controllata prima di passare in bottiglia solamente dopo aver svolto la malolattica.
In bocca l’ingresso è sia intenso che persistente, sovrasta nettamente l’olfatto. Secco di zuccheri e non troppo caldo ‘alcool, quasi perfetto per queste serate fresche in cui riscoprire i rossi. L’acidità è importante tanto da farlo risultare molto fresco, aiutata anche da un tannino vellutato e ammorbidito dalla malolattica che ne mitiga l’effetto. Corpo e struttura di rilievo, donano un notevole carattere, da padre di famiglia, autorevole ma di cuore, con una persistenza molto lunga in cui ritorna il fruttato e la gradevole sapidità.
In poche parole un ottimo vino, insolito ma gradevole, per di più intrigante che ricorda vagamente il pinot nero da cui prende il suo forte carattere selvaggio.
Consiglio di degustalo in calici a tulipano di media grandezza, e con l’imboccatura che si restringe, ed ad una temperatura di 16 – 18°, quindi non proprio ambiente, almeno non l’ambiente di questi giorni seppur freschi di luglio, sfruttando sia il non eccessivo alcool sia il tannino abbastanza morbido.
Come abbinamento il Foja Tonda è perfetto con antipasti di salumi, primi piatti ricchi a base di paste all’uovo con ragù di carni rosse. Perfetto anche con carni arrosto e alla griglia, anche con la selvaggina da pelo di difende alla grande. Io l’ho abbinato ad un buon hamburger di fassona, abbinamento che mi ha permesso di esaltare sia l’intensità della carne che la morbidezza del vino, in quanto ne uno ne l’altro si sovrastavano. Regge abbastanza bene il calice del giorno dopo, dove a rimetterci un po’, ma non troppo, era il naso, mentre al gusto rimaneva sempre su grandi livelli. Questa volta l’ho abbinato ad una romaglolissima piadina al prosciutto crudo, per un matrimonio insolito un vino insolito. Anche stavolta l’abbinamento è riuscito per gradevolezza d’insieme.
Vino perfetto da consumarsi durante una grigliata in giardino con amici, nelle tipiche serate dove regna l’allegria e la spensieratezza. L’abbinamento ideale rimane sempre quello di condividerne un calice con le persone amate.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi