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Il vino rende l’uomo sincero. (Alceo)

FRICANDO' Emilia Bianco IGT 2013

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Una delle rare giornate di afa di quest’estate mi ha fatto prendere l’auto e indirizzarmi sull’appennino bolognese in cerca di refrigerio. Sono così giunto alle pendici del Parco storico del Monte Sole in quel di Marzabotto ai piedi del fiume Reno. A dire la verità, il refrigerio non l’ho trovato, ma ho trovato una ventata di freschezza, di sana freschezza portata da Danila Mongardi cootitolare assieme al marito Gabriele, di una nuova realtà vinicola, quella “Al di la del fiume” che già inizia a far ben parlare di se stessi a soli due anni dalla prima vendemmia
La coppia proviene da tutt’altra esperienza lavorativa, ma un paio di anni fa hanno avuto l’opportunità di rilevare 27 ettari nella loro zona, non 27 ettari qualunque, ma 27 ettari che anni prima erano tati lavorati dal nonno e dal papà di Gabriele, poi convertiti in erba per la mancanza di braccianti e i contributi europei. Appena rilevata la terra, mentre si guardavano attorno sul da farsi, una folgorazione, la biodinamica, talmente folgorante da sceglierla come motto di vita. Parlando con Danila ti accorgi proprio che la scelta è quella che più si confece con la persona, col suo modi di pensare e di agire. La scelta dei vitigni da impiantare è fatta con il legame al territorio e alla storia. Si sono vitati così 3 ettari con Albana e Barbera in primis, poi pignoletto sangiovese e negrettino a completare la gamma. La prima vendemmia la 2011 è un banco di prova, la 2012 inizia a regalare le prime soddisfazioni che si dovrebbero confermare con la 2013. Purtroppo però appena arrivato in azienda sono stato colpito dal post tsunami che ho visto. La strada invasa da terra, le viti come bruciate da una violenta e brutale grandinata della settimana scorsa che ha quasi azzerato quella che sarà la vendemmia 2014. Non è stato un bel vedere, per fortuna, Danila è sì dispiaciuta, ma non abbattuta, ripete che a tutto c’è un perché e che prima o poi lo capiranno. Questa ventata di ottimismo ben si sposa anche con il grande progetto che hanno in mente, dall’agriturismo in costruzione al bio lago in previsione.
Ora però passiamo alla vera e propria degustazione del Fricandò Emilia Bianco IGT 2013 che degusteremo questa volta. La prima annata di questo vino aveva un altro nome, sempre in bolognese, il Mandazò (manda giù in italiano), ora dalla vendemmia 2012 si chiamo per l’appunto Fricandò (un insieme ti tutti i vegetali dell’orto in bolognese).
La bottiglia è la classica bordolese, mentre l’etichetta è una cera e propria opera d’arte. Difatti è stata realizzata da Marina Cremonini artista e pittrice bolognese, mentre tutte le informazioni sono riportate sul retro etichetta.
Alla mescita si ammira un bel giallo dorato carico, segno di una evidente macerazione. Il naso è intrigante, non nasconde per nulla la sua macerazione, che per altro è di 10 giorni. Profumi che ci riportano alla frutta matura quasi passata, con albicocche e nespole su tutto, qualche nota agrumata, poi vira alle erbe dove si evidenziano maggiorana e salvia ed un chiaro timo agrumato. In chiusura allegro e divertente il gioco di zafferano e pietra. Alla bocca è intenso e persistente, in questa fase il 2013 è ancora molto “duro”, il tannino, classico dell’albana, ancor di più se macerata, la fa da padrona ma non è un tannino arrogante o presuntuoso, è solo autoritario e ben presente. Ottima l’acidità che ne semplifica ed agevola la beva, oltre che a lasciar presagire una discreta longevità. Corpo e struttura di livello interessante e appropriato, che impreziosiscono la bevuta senza appesantirla. Bello anche in chiusura dove si può godere della sua sapidità di quasi salmastra piena di salinità. In poche parole un bel cavallo di razza, ora più concentrato sulla muscolatura imponente, ma che dandogli un po’ di tempo metterà assieme quello scatto e quella affinità che lo renderà un bel cavallo di razza.
Consiglio di degustare il Fricandò in ampi calici a tulipano di media grandezza e aperti sopra per permettere una bella aereazione, ed ad una temperatura di 12-14°.
Come abbinamento è indicato con antipasti a base di torte di verdura salate, quiche sempre di verdura, primi piatti sia asciutti che in brodo meglio se con paste all’uovo, sia ripiene che vuote, come tagliatelle e maltagliati, con ragù di carne o anche di verdura, ottimo anche con la sfoja lorda sempre al ragù. Con le minestre in brodo consiglio passatelli e anche i classici tortellini in brodo. Buona idea abbinarla a secondi piatti a base di carni bianche o pesci azzurri in cotture anche elaborate. Il l’ho abbinato ad un fragrante ed estivo classico bolognese, le farfalle di pasta sfoglia con ragù di piselli, i cosidetti "strichetti bolognesi", abbinamento quasi perfetto, in quanto il corpo e la struttura del vino erano di supporto senza sopraffare il piatto. Regge molto bene anche il calice del giorno dopo, in questo caso abbinato ad un risotto al prosciutto di Parma. Abbinamento più che riuscito, in quanto il forte tannino asciugava molto bene la cremosità della mantecazione del riso, ed il corpo del vino era appropriato alla consistenza del prosciutto 24 mesi.
Consiglio inoltre di bere quest’albana con un bel gruppo di amici appassionati di vino, io almeno ho avuto la fortuna di farlo e posso garantire che il risultato è stato molto positivo. L’abbinamento migliore però rimane quello di condividerne un calice o due con la persona amata.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi