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“Quanto più la botte è vuota, tanto più canta forte” (Anonimo)

SANROSE' Rosato dell'Emilia IGT 2013 di TERRAQUILIA

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Oggi tanto per cambiare piove, più che una giornata di luglio mi sembra di essere a Novembre. Con i mei compagni di viaggio: Patrizia e Fulvio ci lanciamo lungo la Bazzanese verso la nostra nuova meta Guiglia.
Non vorrei che pensaste ad un tentativo di scampagnata con pic nic nei boschi, assolutamente no! Lasciamo Marano e iniziamo a salire per dolci colline, un tiepido sole tenta di bucare le nubi, nere e minacciose che incombono sopra di noi. Il cartello ci indica che siamo a Guiglia, il navigatore ci aiuta a non sbagliare strada ed ecco la meta TerraQuilia, Azienda vitivinicola Mattioli. Una scritta ci apre subito il cuore: “Vinum Laetificat Cor Hominis” e ci preannuncia una giornata alquanto interessante.
Ad attenderci c’è il Patron dell’Azienda Romano Mattioli ed il cantiniere Sergio Leonardi. Nonostante il clima ci propongono subito, approfittando di un momento di calma senza pioggia, un giro nelle vigne, quasi 5 ettari, su una collina a 450 m.slm
Ci tengono subito a precisare che dalla vendemmia 2014 otterranno la certificazione Bio, quindi principalmente trattamenti con rame e zolfo e uve raccolte drasticamente a mano, con una produzione max di 70 ql. per ettaro. Romano, che cura anche il settore vendite, ci tiene a ribadire che nonostante qualche cliente, anche importante, gli abbia richiesto modifiche su alcuni vini, non lascerà mai la strada intrapresa del Bio e della rifermentazione naturale in bottiglia, senza lieviti aggiunti.
Il vigneto è abbastanza comodo e Romano ci stimola ad osservare le varie tipologie.
Iniziamo dal “Sangiovese”, per passare al Trebbiano, al Riesling, al Pignoletto, al “Traminer,” al Lambrusco Grasparossa e al Malbo.
Nonostante non tutti nel settore condividano le scelte dei vitigni extraterritoriali , io personalmente sono una voce fuori dal coro e dico perché no? Credo che la cosa più importante in un vino sia la salubrità e con vini con una concentrazione massima di 40 mg di solforosa, sulla salubrità qua non si scherza. Vini veri, spigolosi a tratti nervosi. Finalmente un biologico buono, dai profumi intriganti e avvolgenti, un vino che aperta la bottiglia si fatica a non finirla. Vista la bella produzione dovrei scrivere molto di più, ma preferisco concentrarmi sul vino che mi ha maggiormente spiazzato: il “Sanrosè”.
Sangiovese in pureza vinificato in bianco, metodo ancestrale, con rifermentazione in bottiglia, sboccatura à la volèe effettuata con una macchina particolare che non utilizza la ghiacciatura del collo e alla cui costruzione la cantina ha collaborato fattivamente, facendo apportare alcune importanti modifiche.
Bottiglia tipo champagnotta dalla picura più accentuata, tappatura a fungo.
Tolta la gabbietta facciamo lentamente uscire il tappo che vorrebbe trovare il suo sfogo in un botto allegro e conviviale. Il vino, di un rosa incredibile, scende nel bicchiere originando una serie infinita di bollicine fini e continue che dal fondo sale fino in cima quasi in soluzione liberatoria.
Appena portiamo il bicchiere al naso veniamo avvolti da una miriade di profumi: fiori di campo, fieno, piccoli frutti rossi ed agrumi, il pompelmo sopra tutti.
In bocca ritroviamo prepotentemente il sentore di pompelmo, un’acidità importante , tannini fini ed eleganti ben nascosti, quasi timidi nel presentarsi, poco impattanti com’è giusto che siano in questo vino.
Vino di collina modenese che si sposa con la zuppetta di pesce ai crostacei che oggi ho preparato.
Perfetto nel contrastare il dolce dell’astice, sublime nel pulirmi la bocca dall’untuosità, preparando il cavo orale ad una nuova cucchiaiata di cibo.
Unico problema , stavo per finirmi la bottiglia e a malincuore ho estratto un champagne stopper e ho dichiarato la fine delle ostilità

Gran Maestro Sommelier Achille Villani