Eventi

« Giugno 2017 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30
"A volte il vino è la manifestazione liquida del silenzio." - Sepùlveda

Falestar 2011 Pignoletto IGT di Maria Bortolotti

Torna alla lista delle recensioni

Una scampagnata fiori porta, non poi troppo, mi ha portato a Zola Predosa, primo hinterland della provincia nord bolognese, zona sia con un discreto polo industriale, ma anche di particolare vocazione vitivinicola. Difatti numerose e prestigiose sono le aziende che operano nel comune, e quest’oggi mi son fermato da Maria Bortolotti, anzi per meglio dire dal figlio Flavio, cioè da colui che oggi conduce l’azienda.
Mentre il vino che andremo a degustare è il suo Falestar 2011 Pignoletto IGT
Il territorio è abbastanza pianeggiante, i terreni sono posti a circa un centinaio di metri di altitudine nella zona che dalla bazzanese porta a salire sull’appennino. Flavio conduce quest’azienda con il chiaro e sentito intento di essere il meno invasivo possibile. Zero chimica, nessun prodotto di sintesi, ne in vigna ne in cantina, in cantina solamente i lieviti indigeni a indurre la fermentazione, e gli zuccheri residui per la rifermentazione. Ovviamente (ma non sempre scontato) nessuna chiarifica e nessuna filtrazione. Il vino che ne esce è frutto esclusivo del territorio, dell’annata e dell’abilità di Flavio.
La bottiglia è la champagnotta con una etichetta particolare, bianca e piena di scritte, una sorta di riedizione modernizzata di un etichetta casalinga fatta a mano. Su tutto si evidenzia il nome del vino, il Fasestar termine dialettale bolognese che significa faville, cioè sbirluccare, splendere fare faville!
Alla mescita si evince un giallo paglierino con riflessi dorati, si capisce subito l’artigianalità del prodotto. Per alcuni può essere un limite, per me sicuramente un pregio. Alla stappatura, pur essendo un rifermentato non fa il botto, ma già dalla mescita, ma ancor di più all’assaggio le bollicine sono ben presenti, numerose e goduriose. Il profumo è intenso e persistente, rustico e poco ruffiano, ma vivo e pieno, dai primi sentori di lievito in fermentazione, poi l’agrumato la fa da padrone, cedro, lime ed arancio, per poi virare sull’erbaceo con note di erbe officinali, menta, camomilla.
All’assaggio denota immediatamente carattere e personalità. Secco di zuccheri, abbastanza caldo con una grande e piacevole freschezza amplificata dalle numerose e piccoline bollicine che solleticano giustamente la punta della lingua. L’aspetto strutturale del vino è abbastanza verticale, il corpo piacevolmente formato lo rende di facile beva, seppur qualche sfumatura ci ricorda che siamo in presenza di un prodotto non “corretto” artificiosamente, ma realmente frutto delle famose tre variabili, rispettivamente territorio annata e produttore. Il suo non essere ne dosato ne tanto meno sboccato, fa si che calice dopo calice si riempia di colore, ma, permettetemi, anche di sapore in quanto i residui dei lieviti indigeni, il cosiddetto fondo, è segno tangibile che il vino è vivo.
Consiglio di berlo in calici leggermente ampi ad “U “nella parte alta, e più stretti, quasi a “V” verso lo stelo.
La temperatura di servizio si aggira tra gli 8 ed i 10°.
Come abbinamento è perfetto con antipasti italiani a base di salumi con qualche scaglia di parmigiano.
Primi piatti della tradizione come tortellini in brodo, passatelli sono pressoché d’obbligo, mentre coi le seconde portate può andare a patto che siano carni bianche e tenue di sapore, sformati e quiche di verdure. Ottima l’idea di degustarlo con la gamma ittica sia di pesce bianco che azzurro. Con le alici marinate godrete realmente.
Io l’ho abbinato ad un panino con la mortadella appena affettata, e l’abbinamento è stato pressoché perfetto, la grassezza della fetta e il suo sapore tutt’altro che delicato si è sposato a meraviglia con la freschezza del vino ed il suo corpo ben dosato. Mentre la morbida bollicina ripuliva a meraviglia la bocca dall’untuosità della mortadella.
Regge molto bene anche il calice del giorno dopo, con bollicine ancor presenti. Questa volta abbinato a delle succulenti sarde alla grigia.
Il Falestar 2011 di Bortolotti Maria è perfetto da degustarsi nei freschi pranzi domenicali in famiglia, dove un buon piatto di tortellini non manca mai.
L’abbinamento migliore rimane però quello di condividere un calice con la persona amata.

Gran Maestro Sommelier Paride Cocchi

Azienda Agricola Maria Bortolotti
Via San Martino, 1 Località Ponte Ronca di Zola Predosa (Bo)
Telefono: 051 756763
Email: info@mariabortolotti.it
http://www.mariabortolotti.it