La storia dei Borbone che rivive in un calice
Pontelatone (CE)
Nel cuore dell’Alto Casertano, dove la natura incontra una tradizione rurale antica e generosa, sorge l’azienda vinicola Vigne Chigi.
Questa realtà nasce dal profondo legame con la propria terra e dalla volontà di trasformare i vigneti di famiglia in un racconto liquido fatto di eccellenza, dedizione e rispetto per l’ambiente. Attraverso la valorizzazione dei vitigni autoctoni, Vigne Chigi è riuscita a conquistare ottimi risultati, trasformando una passione di famiglia in una firma d’autore nel panorama vitivinicolo campano.
Per capire meglio i segreti e i valori che si celano dietro ogni singola bottiglia, abbiamo rivolto qualche domanda a Giuseppe Chillemi, proprietario di questa azienda assieme alla moglie Laura Gianfrotta.
Posizione: Pontelatone (CE), alle pendici del Monte Friento
Estensione: Circa 4 ettari vitati su un terreno argilloso
Produzione: 25.000–30.000 bottiglie all’anno
Enologo: Fortunato Sebastiano
Vitigni
Pallagrello Nero e Bianco, due vitigni distinti che condividono lo stesso nome per via della forma sferica degli acini (“u pallarel”), ma che esistono storicamente sia nella versione a bacca bianca sia in quella a bacca nera.
Casavecchia, vitigno scoperto in un antico rudere romano, da cui nasce il vino di punta dell’azienda, il Cretaccio (Casavecchia di Pontelatone DOP Riserva).
Quali sono i contorni che definiscono l’identità di Vigne Chigi e la sua filosofia produttiva?
Vigne Chigi nasce intorno agli anni 2000 con lo scopo di valorizzare i terreni di famiglia in questo splendido territorio.
Il percorso di crescita, inizialmente basato sulla vendita delle uve a terzi e sulla successiva vinificazione in strutture esterne, ha portato alla realizzazione di una cantina di proprietà grazie all’apprezzamento di pubblico e critica.
Il motore trainante della nostra vita quotidiana è la dedizione: un amore profondo per la nostra terra e i nostri vitigni autoctoni, perché crediamo che il vino non debba essere solo un prodotto di qualità, ma anche un mezzo per comunicare la storia del nostro territorio.
Come si lega Vigne Chigi alle peculiarità e alla storia del suo territorio?
Il nostro territorio custodisce un legame profondo con la storia dei Borbone – qui sorge infatti la celebre Reggia di Caserta – ed è proprio questo legame che abbiamo voluto raccontare e valorizzare attraverso le etichette dei nostri vini.
Piuttosto che limitarci alle nozioni che si leggono nei libri di storia, abbiamo svolto un lavoro di ricerca per far emergere piccoli frammenti di vita quotidiana. Tra questi, ci ha affascinato l’amore di Ferdinando IV di Borbone per i suoi cani da caccia: animali amatissimi, spesso immortalati in affreschi e sculture (si veda, ad esempio, la fontana di Diana e Atteone nei giardini della Reggia) e persino in ritratti dedicati, dipinti da famosi artisti dell’epoca.
È così che le etichette dei nostri vini – il Pallagrello (Nero e Bianco) e il Casavecchia – prendono vita, riportando sulla carta le raffigurazioni di questi fedeli compagni; tra tutti, spicca il ritratto del celebre Malacera, uno dei molossi preferiti dal Re.
D’altronde, i Borbone delle Due Sicilie furono una dinastia illuminata, capace di circondarsi dei migliori maestri dell’epoca in ogni campo e mossa da una visione tesa anche a valorizzare il patrimonio agricolo, come ben testimoniato dalla Vigna del Ventaglio. Realizzata nel 1775 sulla collina di San Leucio (a pochi passi dalla Reggia di Caserta e dal celebre complesso della Seta), la Vigna del Ventaglio era una collezione ampelografica disposta a semicerchio, dove Re Ferdinando IV volle piantare e custodire i vitigni più pregiati.
Il terreno era diviso in 10 raggiere che si aprivano proprio come un ventaglio; ciascun raggio accoglieva un vitigno differente: si potevano osservare il Pallagrello, il Casavecchia, l’Aglianico, la Falanghina, la Forastera di Ischia e persino eccellenze internazionali del tempo.
Qual è il tratto distintivo dei vini di Vigne Chigi?
In realtà i tratti distintivi sono due: da un lato l’attenzione per i vitigni autoctoni, dall’altro la volontà di interpretarli in chiave moderna.
Oggi le abitudini di consumo stanno cambiando profondamente e crediamo che il vino debba ritornare a essere un piacere accessibile a tutti. Per questo abbiamo scelto uno stile più contemporaneo, riducendo l’impatto del legno e puntando su una fresca acidità. Il risultato è una beva agile e piacevole, capace di valorizzare appieno l’identità autentica dei nostri vitigni senza appesantirli.
Inoltre, siamo convinti che spesso il vino venga raccontato con un linguaggio fin troppo tecnico: un approccio che rischia di intimidire il consumatore e di trasformare il vino in un prodotto per pochi eletti. Noi preferiamo un dialogo schietto e immediato.
Come comunicate con i vostri consumatori e ospiti? Come mantenete il rapporto con loro?
Per noi il contatto umano e la condivisione sono fondamentali. Amiamo mantenere un dialogo costante e diretto con i nostri Wine Lover, motivo per cui abbiamo creato il Vigne Chigi Wine Club. Attraverso questo canale dedicato, la nostra newsletter e messaggi diretti via WhatsApp, condividiamo in anteprima novità, eventi e iniziative speciali, mantenendo al contempo una presenza attiva e curata sui canali social.
Questa stessa filosofia si riflette nelle nostre esperienze enoturistiche, dove il rispetto per la terra incontra un’ospitalità calorosa e autentica. Accogliamo gli ospiti con passeggiate tra i vigneti e degustazioni guidate, in cui i nostri vini vengono abbinati ai grandi tesori gastronomici del territorio. Un esempio è il celebre salume di Maialino Nero Casertano o il pregiato Capotempo di Capua — un formaggio artigianale affinato proprio nel nostro Pallagrello Bianco, una chicca gastronomica che abbiamo voluto fortemente sostenere per salvarla dall’oblio e di cui siamo gli unici produttori.
Inoltre, tra i nostri filari prende vita il Vite Festival, una rassegna culturale che unisce letteratura, teatro e incontri d’autore sotto le stelle, sempre accompagnati da un buon calice di vino.
Grazie a questa combinazione di cultura, storia, enogastronomia e posizione geografica strategica, Vigne Chigi rappresenta una tappa imprescindibile per chi desidera esplorare questo territorio.
Cosa c’è nel futuro di Vigne Chigi e quali sono i progetti a cui tenete di più?
Se dal punto di vista enologico e di vinificazione la nostra struttura è oggi ben consolidata, la vera sfida del futuro si gioca sul fronte dell’ospitalità.
Il progetto a cui teniamo di più è la realizzazione di una nuova cantina interamente focalizzata sull’enoturismo. Non si tratterà semplicemente di un luogo di produzione, ma di uno spazio ideato per accogliere i nostri ospiti al meglio, con un’ampia zona degustazione, spazi dedicati a eventi culturali e gastronomici e persino suite/camere per chi desidera concedersi un pernotto, vivendo appieno l’atmosfera della campagna casertana.
A questo punto non resta che scoprire Vigne Chigi di persona: un viaggio sensoriale tra filari, storia e cultura enogastronomica…
Alla prossima storia, al prossimo calice!
Maestro Enogastronomo Sommelier
Rosalba Annunziata






